“Se vuoi essere veramente universale, parla del tuo villaggio”.
HONORE’ DE BALZAC
I piccoli centri vanno pensati nella loro forza che consiste esattamente in ciò che di solito viene considerato un limite: la loro piccolezza, il loro essere spesso fuori dal mondo, difficili da raggiungere, per cui il raggiungerli deve comportare UNA SCELTA.
Concentrare la propria attenzione e le proprie pratiche sui piccoli centri significa prima di tutto spostare il punto di vista sullo SPAZIO, la dimensione trascendentale primaria di ogni essere vivente; e dunque predisporre un CAMPO DI FORZE mentali, emotive, etiche che avranno per natura logistica, prima che programmatica, il carattere della prossimità, dell’intimità, del primissimo piano, del dettaglio micro/macro.
Non esistono a priori luoghi più o meno adatti; tantomeno c’è una relazione diretta tra grande evento e grande centro urbano: è l’esperienza culturale, questo habitus di conoscenza, relazioni ed emozioni che si stabilisce nell’habitat che ogni volta è luogo insieme SCOPERTO e INVENTATO (K. Stockhausen).
Così come non esistono MODELLI culturali trasferibili sulla base di dati numerici e misurabili; né è sostenibile il processo di miniaturizzazione in scala degli eventi: nell’esperienza artistica c’è sempre un rapporto GIUSTO ed ESATTO tra quantità e qualità, tra dimensione ed emozione.
Ogni luogo ha la sua PIANTA GEOGRAFICA tracciabile con RILIEVI di STRUTTURA e RILIEVI di SITUAZIONE (L. Anceschi): analisi preliminare necessaria condotta congiuntamente con una sospensione del giudizio (epochè) e una strategia dell’attenzione che, nella sintesi progettuale, trasfigurano il luogo in logos, la topografia in topofilia.
Tanto più i nostri piccoli centri sono in posti lontani, quanto più dovranno essere LUOGHI SPECIALI, luoghi dove la lontananza può significare RITIRO e CONTEMPLAZIONE, CONCENTRAZIONE mentale e sensoriale.
Tagliati fuori dal grande supermercato dei prodotti culturali, saranno per necessità esistenziale ed essenziale, luoghi dell’innovazione artistica e di una rinnovata e ritrovata fruizione estetica: vivi, dissimili e riconoscibili per la loro unicità, piccole creature dall’energia insospettata.
“Tra le cose che esistono, le une dipendono da noi, le altre non dipendono da noi…
Le cose che dipendono da noi, sono per natura libere, senza impedimento, senza ostacoli.
Le cose che non dipendono da noi, sono in uno stato di impotenza, di schiavitù, di impedimento, e ci sono estranee”.
Manuale di Epitteto
La sfida dipende da NOI, “plurale modestatis” che accomuna città e paesaggi, istituzioni, pubblici, artisti in un’esperienza per sua natura libera e bella e che smaschera ogni condizione d’impotenza e illibertà.
Far proprio il motto della lumaca: non costruire la propria casa per viverci ma vivere per costruirsi una casa; non fare cultura per vivere (e sopravvivere) ma vivere per fare cultura.