Io ritorno a dire che l’Ater è un’istituzione storica in questa regione. Perciò mi richiamo anche al lavoro fatto in questa regione prima di Roi, eccetera, e, soprattutto, alla valorizzazione del passato che, secondo me, è più che mai attuale.
Ho sentito che l’Ater sta lavorando ad un archivio che mi sembra una cosa giustissima anche per fare il punto della situazione di quello che oggi potrebbe rappresentare in termini di scambio delle vecchie tendenze del passato.
Oggi abbiamo una maggiore presenza dei gruppi, diciamo, di ricerca che ormai dicono parole sacrosante.
Il mio intervento mira, in questi due giorni a fare quadrato sulla situazione in Emilia Romagna almeno perché questi tagli finanziari non disturbino l’esistente in Emilia Romagna.
Arrivano notizie che anche grossi festival, in base al panico generale, anche in Emilia Romagna verranno o ridimensionati o cancellati.
Sarebbe un disastro.
Io parlo soprattutto nel settore mio che comprende la musica.
Abbiamo sentito, e qui sentiamo da Roi, cosa succederà nell’ATER forum dei giovani.
L’ATER voleva mantenere, grazie alla sua capacità dialettica, le relazioni con i conservatori, le scuole di musica, voleva implicare le istituzioni facendo da ponte fra le scuole di musica e le istituzioni.
Cosa succede anche nei valori tradizionali della performance?
Ma non è che dobbiamo ritornare poi a situazioni estetiche del passato,che riguardano anche la musica contemporanea?
Non è che noi siamo diventati schiavi della logica di mercato?
Questa è la mia domanda.La logica di mercato è quella della vendita e della comunicazione. Oggi si creano nuovi grandi cantanti, nuovi grandi pianisti perché c’è un investimento sostanziale enorme sulla pubblicità.
Io vengo da Vienna, io so che ci sono soprani che sono scadentissimi che però vengono sovvenzionati, con paginoni pubblicitari, che però anche se cantano male garantiscono di avere le sale complete.
C’è una situazione generale nel mondo. Cosa fa ora l’ATER per la regione Emilia Romagna? Fa quadrato per mantenere l’esistente in questa logica qui, oppure siamo tutti destinati a riflettere seriamente sulle parole di Moni Ovadia?
Scusate
Ridare importanza alla progettazione culturale?
Ripartire dalla memoria? Perchè no?