Intervista a Simona Marchini

Pubblicato il 15 maggio 2009 da ater

di Graziella Bertani

Figura di prestigio del mondo della cultura, Simona Marchini – attrice, promotrice culturale, produttrice, direttrice e consulente artistica, regista, ambasciatrice Unicef e ancora tanto altro – si distingue anche per la sua partecipazione appassionata alle grandi battaglie della società civile nel nostro Paese.

Tra queste, ultima in ordine cronologico, la manifestazione “Requiem per la Cultura”, svoltasi a Roma lo scorso 30 marzo.

Perché questo momento di mobilitazione?

Tutto nasce da considerazioni fatte con un’amica attrice; Magda Mercatali dell’ApTI, l’Associazione per il teatro italiano. Da tempo si sosteneva l’esigenza dell’intrapresa di un’azione forte per riportare l’attenzione sullo stato della cultura e dello spettacolo nel nostro Paese. Pur essendo chiara la mia condivisione del principio, ero, però, troppo impegnata per assumere in prima persona l’onere dell’organizzazione di una manifestazione di questa portata. Decisi perciò di concedere, per le riunioni, gli spazi della mia galleria; ma poi l’impegno, per forza di cose, ha superato le mie previsioni.

Quali sono le motivazioni che hanno favorito anche la sua adesione?

Una linea che andasse oltre la politica e la faziosità per ripartire dai principi. Abbiamo così concentrato il nostro messaggio in tre concetti basilari:
1) la cultura è un diritto mai dissociato dal dovere: un diritto del cittadino e un dovere dello Stato
2) in Italia i lavoratori del settore ci sono circa 400.000. Di essi la metà è legata al mondo del teatro e della musica. L’indotto che la cultura – in senso generale – crea ha un peso equivalente a una qualsiasi industria portante del nostro paese, per esempio quella automobilistica. E’ per caso inutile anche sottolineare il valore formativo, estetico e spirituale che costituisce per la società?
3) l’ultimo concetto fondamentale è rappresentato da questa domanda: “Come mai gli altri Paesi – pur in tempi di crisi – investono almeno il doppio di noi nell’impresa culturale? Cos’è che non va?”

A manifestazione conclusa, su quali filoni proseguire lo sviluppo di azioni per il diritto dei cittadini ad una sempre maggiore e qualificata offerta culturale?

L’esigenza forte per me, oggi, è la rialfabetizzazione culturale. Si deve cominciare dall’infanzia: questo significa associare ad un’azione capillare sul territorio – attraverso un vero e proprio processo formativo – il coinvolgimento dei genitori.
E’ fondamentale la presa di coscienza del danno gravissimo che una società mediatica e tecnologica senz’anima può produrre in una giovane psiche in crescita. Pertanto la questione è trasformare in individuale un’assunzione di responsabilità civile, morale e spirituale senza alibi e senza scoramenti. Ricordiamoci dei nostri padri…

La parole d’ordine che di questi tempi sentiamo ripetere più frequentemente, cioè risparmio, innovazione, cambiamento, merito, autofinanziamento… che cosa rappresentano? Che rischi nascondono?

In breve: secondo me rappresentano e nascondono la paura delle idee e dell’idealità. Sembra quasi che ci vergogniamo di abbracciare un impegno che riabiliti i grandi sogni dell’umanità. Invece, a mio avviso, è proprio su quello che si è fondata e realizzata dai tempi dei tempi l’evoluzione umana!

Sappiamo quanto lei non riesca stare lontana dal palcoscenico. In quale lavoro la vedremo prossimamente?

In questi giorni sono impegnata a Napoli, al Teatro San Carlo, nel progetto Napoli zompa e vola, con la regia e la coreografia affidate ad Amedeo Amodio, il coordinamento musicale di Paolo Coletta su testi di Manlio Santanelli, scene di Nicola Rubertelli e costumi di Giusi Giustino. L’interpretazione è del corpo di ballo del Teatro San Carlo, e lo spettacolo sarà in cartellone a Napoli dal 12 al 14 maggio e successivamente a Mosca, al Teatro Stanislavskij-Nemirovič Dančenko, il 26 e 27 maggio.
Con questo spettacolo ho voluto rievocare, in un “balletto con musica e recitazione”, la storia, popolana e nobile, della musica – quindi anche della canzone – napoletana.

E la sua passione per l’arte?

Sono guidata da una forte spinta emotiva. La mia iniziativa nasce dalla volontà di sostenere la memoria di un’epoca e di un lavoro svolto con passione da mio padre Alvaro Marchini, che nel tempo ha raggiunto importanti e preziosi risultati storico-artistici. “La nuova pesa” è uno spazio per l’arte contemporanea fin dal 1957. Ha accolto nelle sue sale opere di artisti quali Mafai, Licini, Cagli, Donghi, E.Broglio, Manzù, Rosai, Guttuso, Vespignani, Guccione, e ha ospitato la prima mostra italiana del dopoguerra su Ricasso. Dopo un decennio di sospensione dell’attività la dirigo dal 1985, e attualmente, nella nuova veste di Centro per l’arte contemporanea, vi sono stati presentati artisti di levatura internazionale, quali M.Mochetti, E.Mattiacci, G. de Dominicis, W.Vostell, J.Kounellis, R.Horn, H.Nagasawa, N.Araki.
Ma la galleria non è solo questo: ha promosso e promuove incontri e dibattiti sulle varie discipline artistiche. Ad esempio, nell’ambito del progetto “Opera-non-Opera”, si sta concludendo il ciclo “Rossini e Beethoven”, una serie di dodici conferenze con ascolti e proiezioni, in calendario dal 3 febbraio fino al 26 maggio. E’ la proposta di un approccio verso la musica strumentale e verso il teatro musicale per analizzare le affinità, i legami e, talvolta, anche le estreme divergenze tra questi due generi.

  • Giuseppe Colasanti scrive:

    Lo spettacolo “Napoli Zompa e vola” della Marchini è stato un vero fiasco o, meglio e francamente, un’autentica vergogna!
    Trama esile ed incomprensibile nel secondo tempo, balletti inferiori a quelli della Carrà, recitazione pessima della Marchini, elementi che non c’entravano nulla con Napoli (Mozart, Stravinskij) – un vero pot-pourri pseudo intellettuale promosso dalla Marchini in cerca di plauso e per cui il San Carlo, già in forte crisi, si è svenato.
    A tal punto che, a seguito di tale orrida proposta, si stanno raccogliendo le firme per sfiduciare il direttore artistico Tangucci e sono state annullate ben 2 recite su 5!
    Fate bene ad intervistare gente “nota” (non si sa bene perché – forse solo perché in possesso di fortune ingenti) ma dovreste avere maggior senso critico nel riportare informazioni.
    Giuseppe

  • ater scrive:

    Ringraziando il lettore per il suo contributo, desideriamo anche chiarire che, come del resto dovrebbe apparire ovvio, occorre tenere ben distinte le opinioni politiche di Simona Marchini, espresse nell’intervista, dagli esiti dei suoi spettacoli, che, come accade sempre e dovunque, possono essere più o meno felici. Detto questo, va forse precisato, peraltro, che né sulle une né sugli altri questa redazione si può assumere alcuna responsabilità. Abbiamo realizzato e pubblicato l’intervista perché Simona Marchini ha promosso una manifestazione a Roma sul tema dei tagli al Fus, che ha visto la partecipazione di molti artisti. Ogni altra seppur legittima considerazione va collocata, a nostro avviso, in un diverso orizzonte.
    La Redazione

  • Giuseppe Colasanti scrive:

    Ringrazio l’Ater per la risposta. Quello che lamentavo, semplicemente, è lo spazio che viene dato a gente tipo la Marchini. Ci sono miriade di artisti ed intellettuali (veri e non presunti) che fanno onore alla nostra cultura ed a cui andrebbe dato mggior spazio.
    Comunque, l’Ater, in effetti, non c’entra nulla e comunque propone bellissime cose (al di fuori di “Napoli Zompa e Vola”!).
    Saluti.

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