Il quadro che emerge dal convegno di Roma della Cgil (riportiamo qui di seguito la nota ANSA) è particolarmente preoccupante, proprio per l’accento che gli organizzatori pongono sugli inevitabili riflessi occupazionali che la crisi del settore finirà per avere. Strategico, come da tempo è chiaro, il rapporto fra industria culturale e turismo, ma necessari anche il rifinanziamento e la ridefinizione del FUS.
(ANSA) – ROMA, 10 giugno – Con un convegno a Roma, alla Casa del Cinema, la Cgil denuncia “l’emergenza occupazione nel settore della cultura e dello spettacolo. Il segretario generale, Guglielmo Epifani, argomenta: “Vista la crisi economica e pensando anche al dopo, è ancora più importante mantenere i livelli di investimento nella cultura. Proprio perché questo è un tempo di crisi bisogna spendere meglio e di più″.
“Il governo invece – prosegue Epifani – opera per tagli indiscriminati e all’improvviso, determinando così un arretramento dell’offerta culturale e di spettacolo. Credo dunque che sia necessario, come si è fatto altre volte, convocare una grande riunione, gli stati generali della cultura, tanto più che siamo in Italia, un Paese dove la cultura è strettamente legata al tema del turismo”. E naturalmente, conclude il segretario Cgil, se più cultura significa più turismo, più turismo vuol dire più occupazione.
Occorre dunque definire meglio e rifinanziare il Fus (Fondo unico per lo spettacolo). “La cultura non può farne a meno: altri tipi di finanziamento pubblico (Regioni, enti locali) e privati, sono concorrenti ma non sostitutivi del Fus”.
All’incontro hanno partecipato parlamentari, Antonio Borghesi dell’Idv, Emilia De Biasi del Pd, sovrintendenti di teatro, Sergio Escobar, Francesco Ernani, Francesco Giambrone, produttori cinematografici, Riccardo Tozzi, e il presidente della Siae, Giorgio Assumma.
Il quadro di partenza dell’insieme di interventi, riferisce l’Ansa, è che gli indicatori del settore segnalano una crisi strutturale, profonda e generalizzata della produzione culturale nazionale che investe anche la tenuta occupazionale (in questo settore da occasionali si diventa invisibili) e una crisi che investe la qualità e la quantità della produzione e quindi dell’offerta culturale.
Nei mesi scorsi – ha spiegato Silvano Conti, coordinatore nazionale Cultura e Spettacolo della Cgil – nelle iniziative unitarie per contrastare i tagli prima dell’ultima Finanziaria, i sindacati sono stati in perfetta solitudine: una imprenditoria timida era in attesa di ritagli nelle risorse e le associazioni professionali ripiegate a salvaguardare il proprio specifico.
Oggi – spiega ancora la Cgil – quello della cultura è un mondo lavorativo e produttivo messo in liquidazione, salvo interventi straordinari e urgenti. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si è impegnato per l’ennesima volta a far approvare un provvedimento urgente di reintegro parziale del Fus con risorse derivanti anche dalla porno tax; ma le entità previste per i vari settori sembrano più un tentativo di “respirazione bocca a bocca” che non un intervento strutturale. Sono ormai urgenti le leggi di riforma di sistema per lo spettacolo dal vivo e il cinema-audiovisivo, così come non è più procrastinabile la legge sul welfare per le figure artistiche e le maestranze a contenuto artistico.