Libri da camerino (e non solo)

Pubblicato il 2 luglio 2009 da ater

di Paolo Belluso

Ho notato, curiosando tra le letture degli altri, che nei camerini dei teatri si trovano pochissimi best seller. Chissà perché. Vedo molti romanzi, molti saggi, pochi classici, pochissimi libri di poesia, ma quasi nessuno che sia un campione di vendite. Di questa scarsità nei teatri non sono ancora riuscito a capire il motivo. Se sono best seller dovrebbero essere quelli che vendono di più, no? Ho notato anche che alcuni dei saggi che vedo hanno titoli così strani da far sospettare che sono stati scelti per quella stranezza, come se fosse un gioco.

Devo confessare a questo punto che io stesso ho sviluppato, quasi senza accorgermene, un gusto (ma proprio nel senso di godimento !) discutibile per la scelta dettata dalla singolarità del titolo. A volte il contenuto è all’altezza del titolo, a volte no. Naturalmente un titolo buffo o assurdo si dà per scontato nei libri comici, ed è più sorprendente in un saggio.

E’ un esercizio frivolo, lo ammetto, ma che può anche procurare piacevoli sorprese. A chi non legge molto consiglio di dosare questo criterio, come si farebbe con cibi molto speziati nella propria dieta. Ogni tanto, però…

In questi ultimi anni, sul quaderno dove annoto i titoli dei libri, che porto con me in tutte le tournées, ho segnato in rosso quelli dai titoli più strani. Il primo, quello che mi ha spinto a iniziare questa classifica, non è stato, come uno potrebbe immaginare, Lo zen e l’arte della manutenzione della bicicletta di Robert Pirsig, e nemmeno Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano di Gino e Michele, ma Il pene e la demoralizzazione dell’Occidente, di Jean Paul Aron e Roger Kempf, un dotto saggio del 1979 sulla genealogia della morale borghese. Gli ultimi titoli in rosso, in ordine di tempo: La mamma di Psycho era lui con la parrucca – cento finali di film per farvi odiare dagli amici – (grazie Syllas!) e il Metodo antistronzi (The No-Asshole Rule), interessante e utilissimo saggio di Robert Sutton, docente di Stanford, sulla qualità dei rapporti nelle aziende e sui loro effetti. Ma anche C’erano bei cani ma molto seri, l’amoroso libro di Alberto Spampinato su suo fratello Giovanni, giornalista ucciso dalla mafia nel 1972. Qui il titolo mi sembra pura poesia, e il contenuto, fin dalla prima pagina, fuga subito il sospetto che si tratti di un’astuta tecnica di marketing, come avviene per altri libri. La voce narrante, calda, autentica e bellissima, garantisce una lettura che non si dimentica facilmente, e che consiglio a tutti.

Più spesso, comunque, i libri che sfoglio, o che sbircio solamente, in teatro, attirano l’attenzione per altri motivi che non per il titolo. Così, negli uffici del Teatro Comunale di Ferrara (eh sì, i libri non si trovano solo in palcoscenico o nei camerini) ho preso in mano Il borgo e la fabbrica perché sapevo che l’autore, Vittorio Passerini, è stato un intellettuale fondamentale nello sviluppo del sistema teatrale emiliano, oltre che presidente dell’ATER. Le storie del libro (la prefazione è di Paolo Volponi) prendono spunto da fatti recenti o più remoti, creando un affresco sensuale e magico di un’Italia e di una sensibilità che ci paiono così lontane da provocare un piacere misto a nostalgia, come quando si sente il profumo delle pesche che mangiavamo da bambini e che ora quasi non si trovano più. Le madeleines per fortuna si trovano ancora.

Dalla sartoria del Teatro San Carlo di Napoli un consiglio per chi vuole leggere solo per rilassarsi: i gialli di Alexander Mc Call Smith, soprattutto quelli della serie che ha per protagonista una improbabile Miss Marple del Botswana, Mma Precious Ramotswe, a cui non potrete non affezionarvi sin dalla prima pagina. Il romanzo che mi ha iniziato al mondo semplice e rassicurante di Mma (Grazie Laura!) è stato The Kalahari typing school for men (a proposito di titoli particolari ) che in italiano è stato tradotto con “Un peana per le zebre”, povere zebre e poveri noi. Il primo libro della serie di Mma Ramotswe, The N.1 Ladies’ Detective Agency, del 1999, è stato tradotto in 42 lingue ma purtroppo non in italiano. Una curiosità per la gente di teatro: “Sandy” Mc Call Smith ha creato la N.1 Ladies’ Opera House, in un vecchio garage in Botswana, un paese dove tutti sembrano essere molto intonati e appassionati di canto. Chi volesse far parte degli Amici del N.1 Ladies’ Opera House (non è uno scherzo!) può scrivere a opera@mccallsmith.com. Anche l’ultimo libro di questo prolifico autore ha a che vedere con il nostro ambiente: è La’s orchestra saves the world, che non ho ancora letto. Vi farò sapere.

Lo zen e l’arte della manutenzione della bicicletta di Robert M. Pirsig, ed. Adelphi

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano, di Gino e Michele, ed. Baldini Castoldi Dalai

Il pene e la demoralizzazione dell’Occidente, di JP Aron e R Kempf,  ed. Sansoni

La mamma di Psycho era lui con la parrucca, di Spoilerin.com, ed. Rizzoli

Il Metodo Antistronzi, di Robert I. Sutton, ed. Elliot

C’erano bei cani ma molto seri, di Alberto Spampinato, ed. ponte alle Grazie

Il borgo e la fabbrica, di Vittorio Passerini, ed. Gabriele Corbo

Un peana per le zebre, di Alexander Mc Call Smith, ed. Guanda

The N.1 Ladies’ detective Agency, di Alexander Mc Call Smith, ed. Polygon

La’s orchestra saves the world, di Alexander Mc Call Smith, ed. Polygon

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