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	<title>Forum Cultura &#187; Politica</title>
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		<title>Proposta di legge sullo spettacolo dal vivo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 16:33:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Pubblichiamo la versione più recente del testo della proposta di legge sullo spettacolo dal vivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo <a href="http://ater.regione.emilia-romagna.it/wcm/ater/pagine/allegati/leggequadro.pdf"><strong>la versione più recente del testo della proposta di legge sullo spettacolo dal vivo</strong></a>.</p>
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		<title>Il Ministro Brunetta e lo spettacolo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:39:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi Il ministro Brunetta ha nuovamente conquistato le pagine dei giornali accusando i cineasti, gli attori, lo spettacolo italiano di essere privilegiati nullafacenti sostenuti dallo stato, invitando il Ministro Bondi a tagliare ancora di più il Fus e gli artisti ad andare a lavorare. Tralascio di citare le solite accuse alla sinistra e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>Il ministro Brunetta ha nuovamente conquistato le pagine dei giornali accusando i cineasti, gli attori, lo spettacolo italiano di essere privilegiati nullafacenti sostenuti dallo stato, invitando il Ministro Bondi a tagliare ancora di più il Fus e gli artisti ad andare a lavorare.</p>
<p>Tralascio di citare le solite accuse alla sinistra e mi limito ad un suggerimento ai liberali alla cui categoria Brunetta s’iscrive e uno a tutti noi. A chi in Italia si considera liberale suggerisco di diffidare Brunetta dal vantarsi di esserlo: non appartiene a quella genia la volgarità gratuita, la grossolanità, la bassezza dell’ingiuria che contraddistingue il linguaggio del ministro. A tutti noi consiglio di non cadere nel suo gioco di coprire con la demagogia ideologica l’impotenza politica.</p>
<p>Il problema di Brunetta è che non conta nulla, e io suggerisco di chiedergli semplicemente di essere coerente. Tagli il Fus, lo faccia. Dimostri di valere: licenzi tutti gli orchestrali delle fondazioni liriche, lo imponga al governo - lui siede nel consiglio dei ministri &#8211; oppure si dimetta per manifesta illiberalità del ministro Bondi e del suo governo.</p>
<p>Almeno così protesteremo contro un uomo politico, e non contro un uomo di spettacolo. Meglio, d’avanspettacolo.</p>
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		<title>Bene, ma i problemi restano</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 13:41:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[da Il Giornale dello Spettacolo, 1 settembre 2009 di ROBERTA ROMEI Tutti l’hanno saputo leggendo i giornali dei primi giorni di agosto, e tutti ora si chiedono: ma siamo sicuri? è vero che “Berlusconi d’accordo con Tremonti il 31 luglio ha adottato un decreto che assegna a favore dello spettacolo 60 milioni di euro, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>da <strong>Il Giornale dello Spettacolo</strong>, <em>1 settembre 2009</em></p>
<p>di ROBERTA ROMEI</p>
<p>Tutti l’hanno saputo leggendo i giornali dei primi giorni di agosto, e tutti ora si chiedono: ma siamo sicuri? è vero che “Berlusconi d’accordo con Tremonti il 31 luglio ha adottato un decreto che assegna a favore dello spettacolo 60 milioni di euro, da dividere secondo le esigenze del settore”? (citiamo dal comunicato stampa del ministero delle Attività Culturali). Il ministro Bondi, diffondendo la notizia, si è affrettato a ringraziare sentitamente i capigruppo e parlamentari di maggioranza e opposizione per il sostegno ricevuto ed ha espresso la propria gratitudine al presidente del consiglio, al ministro Tremonti e in particolare al sottosegretario di Stato, Gianni Letta, che ha reso disponibili le risorse necessarie attingendole dal fondo della presidenza del consiglio per le emergenze. Bene, ma vederlo nero su bianco, dicono gli operatori  che per mesi hanno fatto sentire le loro proteste per il taglio del Fus, sarebbe meglio. In attesa della prova indiscutibile e tangibile della “generosità” del governo, ecco le reazioni di alcuni autorevoli rappresentanti di settori dello spettacolo dal vivo.<span id="more-480"></span> </p>
<p>Roberto Toni, presidente Antpi (teatro privato)</p>
<p>“Sono perplesso, totalmente perplesso sulla lettura di tutto il sistema. Con 60 milioni mettiamo una piccolissima toppa alla situazione del 2009, e la mettiamo anche tardivamente, a fine stagione, quando tutta l’attività è fatta o, comunque, definita per lo scorcio dell’anno. Una toppa tardiva, un pannicello caldo, che non risolve il problema di fondo: questo Paese ha voglia di investire nella cultura e nello spettacolo? Mi fa piacere, però, constatare che noi del settore spettacolo ancora una volta siamo riusciti a smuovere qualcosa, a sensibilizzare, ma nello stesso tempo amaramente sottolineo che la sensibilità toccata è assolutamente inadeguata allo stato di precarietà in cui  ci troviamo e in cui ci troveremo immediatamente dopo, perché risolvere un problema di cassa non significa risolvere il “Problema” in prospettiva. Come saranno ripartiti questi 60 milioni? Credo come in passato, 30 alla musica, 20 al cinema e 10 alla prosa. Ma tutto è in mano al ministro. L’ipotesi 30-20-10 poteva essere valida sull’integrazione del Fus, ma questi 60 milioni non sono un’integrazione, bensì un fuori sacco a disposizione del ministro Bondi che potrebbe pure decidere di darli tutti a un solo settore. Intanto la stagione nuova comincia all’insegna della riduzione di attività tra il 15 e il 20%, che registro ovunque, sia nella produzione che nella distribuzione. I comuni non hanno soldi, i soggetti produttori con l’aria che tira non aumentano, e così si riducono l’attività e  l’occupazione”.</p>
<p> </p>
<p>Carmelo Grassi, presidente Anart (attività teatrali regionali)</p>
<p>“E’ un parziale recupero, che arriva in ritardo e, quindi, non toglie nessuna delle preoccupazioni ad un settore già gravemente danneggiato dal taglio del Fus, che nelle produzioni ha creato grandissime difficoltà. I produttori sono stati spaventati dal taglio e si sono chiusi in difesa, non hanno rilanciato, ed il mercato esprime paura. Anche le amministrazioni locali, senza la certezza del Fus, si sono fermate. Siamo all’80%  dell’attività svolta per quest’anno e già si vedono gli effetti della paura e dell’incertezza. Ora arrivano 60 milioni, da non considerare un’integrazione. Non sappiamo come saranno distribuiti, mi auguro che finalmente paghino i “cattivi”, ammesso che ci siano. Le valutazioni sui contributi siano fatte in maniera molto più approfondita con verifica della qualità dei prodotti esaminati. Ci aspettiamo una maggiore selezione sulla qualità delle attività. Insomma, l’allarme continua, e la preoccupazione non ci abbandona. Anzi, se pensiamo al 2010, la previsione è tragica: si parlava addirittura di un Fus a 300 milioni!”.</p>
<p> </p>
<p>Maurizio Roi, vicepresidente Agis</p>
<p>“La pressione congiunta degli operatori, di artisti di grande valore e popolarità, delle organizzazioni di categoria, l’impegno bipartisan di molti parlamentari hanno portato dei risultati. Se il presidente del consiglio ad un anno dalla presentazione della Finanziaria e dopo  ripetuti no in Parlamento decide di utilizzare 60 milioni di euro per l’emergenza cultura, si deve riconoscere  che l’iniziativa di protesta ben organizzata, motivata e sostenuta ha obbligato il governo a fare marcia indietro e capire le ragioni dello spettacolo. Ciò detto, trovo che 60 milioni rappresentino il minimo per consentire di cucire la ferita che era stata creata dal taglio della Finanziaria. Ma sarebbe stato meglio integrare il Fus non con un fondo a parte, anche perché non conosciamo come saranno distribuiti questi 60 milioni. Comunque, restano insufficienti, e ha ragione il presidente dell’Agis quando insiste sulla necessità di 700 milioni per lo spettacolo. La costante riduzione dei fondi sta compromettendo l’attività dello spettacolo. Non vediamo teatri chiusi, ma sappiamo che si contrae il livello e si precarizza sempre di più, si impiegano, per esempio, meno attori per una commedia, si riduce il lavoro, i cartelloni sono più poveri &#8211; non di idee artistiche &#8211; e più faticosi. E siamo, non dimentichiamolo, in piena crisi economica che ha investito, come tutti sappiamo, ogni settore della società. Tutti hanno meno soldi, compresi gli enti locali, le fondazioni bancarie e il pubblico, al quale certo non possiamo presentare di questi tempi un biglietto a prezzo maggiorato. Aggiungo che alcuni argomenti troppo  spesso evidenziati, quali gli sprechi nello spettacolo e le regole del mercato, non stanno in  piedi. Il settore dello spettacolo ha una grande importanza per l’Italia, una grande valenza per la vita economica del Paese, ed è un diritto dei cittadini. Quindi, deve essere efficiente, ha l’obbligo di non fare sprechi, ma nel contempo deve essere adeguatamente sostenuto. Se il governo ritiene che ci siano sprechi intervenga, del resto ha le armi per farlo. Ma va precisato che nello spettacolo il problema non è rappresentato dagli sprechi o dall’attivazione delle regole del mercato, ma piuttosto dalla necessità di riforme &#8211; assolutamente urgenti -  e di denaro. Questo è un Paese in cui non ci sono i soldi per tenere aperti i teatri, o per produrre film, ma per i grandi eventi da spot i soldi si trovano sempre. Non ci sono fondi per far vivere le istituzioni, ma per i grandi eventi, che fanno fare bella figura a qualche direttore artistico o a qualche politico, il denaro  c’è sempre”.</p>
<p> </p>
<p>Alessandro Bisail, presidente Federmusica</p>
<p>“E’ una buona notizia l’arrivo di 60 milioni, ne vorrei saper di più e mi domando come saranno distribuiti. Mi auguro che siano ripartiti in modo equo e non vadano solo a  ripianare il disavanzo delle fondazioni liriche, a proposito delle quali il governo ha sempre detto che sarebbe intervenuto economicamente dopo la riforma, riforma da cui trarrebbe grande vantaggio tutto lo spettacolo. Ma non solo: è urgente anche la legge per lo spettacolo dal vivo, auspicata, secondo le promesse del governo, entro la fine di quest’anno La situazione è grave, non più sostenibile. In molti teatri vediamo riduzione di attività e di posti di lavoro, nel tentativo di limitare i danni ed evitare la chiusura, mentre si riducono sempre di più i contributi delle amministrazioni locali. Cominciamo a vedere alcuni minimi segnali di ripresa, ma le preoccupazioni per l’autunno rimangono tutte”.</p>
<p> </p>
<p>Francesca Bernabini, presidente Federdanza</p>
<p>“Ci speravo in un intervento economico aggiuntivo, ma vorrei vedere al più presto nero su bianco. Ancora di più spero nella legge quadro per lo spettacolo dal vivo che coinvolga tutte le istituzioni della Repubblica e dia agli operatori la garanzia di trasparenza a tutti i livelli. Intanto, attualmente tutte le attività sono strozzate da un gravissimo problema di liquidità con enormi difficoltà con le banche. Auspico che questi 60 milioni non vadano tutti alla lirica e che per la danza siano mantenute le promesse circa l’incremento dei fondi in presenza di un aumento di produttività. La danza aveva subìto un forte taglio nel 2009 rispetto al 2008, una cifra piccola per settori più forti di noi: un milione di euro. Noi abbiamo aumentato l’attività, abbiamo rispettato l’impegno ed ora ci aspettiamo che i nostri sforzi siano riconosciuti con un contributo di un milione e mezzo di euro”.</p>
<p> </p>
<p>Marco Tutino, presidente Anfols</p>
<p>“Non abbiamo comunicazione ufficiale sui 60 milioni, mi attengo a quello che leggo sulla stampa. Mi auguro che, se tutto quello che si sa e si sente dire è vero, il ministro segua il riparto Fus secondo delibera del 2009, con le percentuali già stabilite. Altrimenti si verificherebbero quelle spiacevoli situazioni già verificatesi in passato, quando si usarono somme più o meno ingenti per riparare guai  particolari. Oggi il guaio è generalizzato in forma grave, per cui è necessario usare un criterio equilibrato. I problemi e i rimedi, però, non sono solo economici. Per quanto riguarda l’Anfols, da tempo il governo dice che interverrà economicamente solo in presenza della riforma delle fondazioni, ma non mi aspetto che nella ripartizione dei 60 milioni non sia tenuta in considerazione anche la lirica. Credo, piuttosto, che insieme a questo parziale reintegro del Fus sia giusto aspettarsi un provvedimento legislativo, sia esso una riforma organica complessiva o un provvedimento solo per le fondazioni liriche. Noi stiamo procedendo con la nostra riforma: prima delle ferie, a fine luglio, abbiamo avuto un incontro sindacale molto utile con i sindacati, molto costruttivo, le posizioni e il clima denunciavano una certa disponibilità da parte dei sindacati ad un cambiamento  dei meccanismi produttivi: non si toccano gli stipendi, ma bisogna regolarli secondo un ritmo produttivo ed una riscrittura delle regole contrattuali che ci consentano di aumentare la produttività. Bisogna lavorare di più e meglio. Continuiamo a lavorare sulla riforma, avremo un altro incontro con i sindacati a ottobre, e prima, a settembre, avremo una riunione di sovrintendenti. Stiamo lavorando molto, alcuni punti già sono definiti, piani industriali, ipotesi di federazione, modalità produttive ed organizzative che si discostano fortemente dal passato, con strategie di consorzio delle fondazioni lirico-sinfoniche e di dislocamento delle funzioni produttive in modo da renderle comuni, con servizi condivisi che possano agire per più teatri. Lavoriamo su sistemi che sappiano organizzare e gestire coproduzioni. Vorremmo, a questo punto, che il governo si palesasse come nostro reale interlocutore”.</p>
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		<title>La vita culturale è un diritto del cittadino</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 11:34:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 milioni di euro. Peccato che l’emergenza l’avesse creata il suo stesso governo con il taglio al Fus.</p>
<p>È un risultato importante, al di là della cifra ottenuta, per la sopravvivenza dello spettacolo italiano, dimostrazione di quanto l’unità e la determinazione possano ottenere. Per la sostanza e ilmodo com’è avvenuta, ciò che è stato sconfitto è il presupposto ideologico che anima una parte del centrodestra, in base al quale il problema dello spettacolo in Italia sono gli sprechi, e la non totale adesione alle regole del mercato. Se quel presupposto fosse vero, come continuano a dire gli onorevoli Carlucci e Barbareschi che pure si sono impegnati in questa battaglia per il reintegro del Fus, i tagli sarebbero non solo giustificati ma utili. Ma rinunciare alla funzione equilibratrice dello Stato significa un impoverimento e una gestione della nostra vita culturale per pochi e ancor più legata al potere.<span id="more-473"></span></p>
<p>Il discorso sugli sprechi poi non è privo di fondamento, ma non può essere imbracciato dal ministro della cultura che sugli sprechi ha il compito di vigilare e i poteri per farli cessare.</p>
<p>Da anni andiamo parlando dell’eccesso di sindacalizzazione delle orchestre e dei cori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ma nelle altre compagini europee non è certamente inferiore. In casi come questi comunque si garantiscono i diritti acquisiti e si cambia regime in una trattativa tra le parti. Ma questo è un paese dove nel momento stesso in cui si negano le risorse per la vita delle istituzioni culturali e di spettacolo, si trovano i soldi per ingaggiare qualche star o dar vita a un evento utile alla visibilità del potente di turno.</p>
<p>Questo è sì uno spreco, e prima ancora che di soldi, d’intelligenza, di moralità.</p>
<p>Ciò che serve è cambiare presupposti, avviare un periodo di riforme serie e profonde a partire da una legge-quadro e finalmente mettere all’ordine del giorno non la difesa della nostra industria culturale italiana, a cui i 60 milioni di euro sono del tutto insufficienti, ma il suo sviluppo e quello della nostra vita culturale che, non dimentichiamolo, sono un diritto dell’uomo e dei cittadini.</p>
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		<title>Editoriale</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jul 2009 14:54:53 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi Con il voto finale sul decreto anticrisi dei giorni scorsi le ripetute promesse del Ministro Bondi e del Sottosegretario Giro di reintegro del Fondo unico dello spettacolo si sono rivelate per ciò che erano: promesse senza fondamento. A nulla sono valse le proteste di artisti famosi, dei tanti lavoratori dello spettacolo, delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>Con il voto finale sul decreto anticrisi dei giorni scorsi le ripetute promesse del Ministro Bondi e del Sottosegretario Giro di reintegro del Fondo unico dello spettacolo si sono rivelate per ciò che erano: promesse senza fondamento.<br />
A nulla sono valse le proteste di artisti famosi, dei tanti lavoratori dello spettacolo, delle associazioni di categoria, la mobilitazione bipartisan di un folto e importante gruppo di parlamentari, l’intervento di autorevoli opinion maker, e non ultime le parole allarmate del Capo dello Stato.<br />
Forse è colpa della pervicace contrarietà di Tremonti a spendere 60 milioni di euro, pur a fronte del salvataggio di molti posti di lavoro, dell’inevitabile passaggio al deficit anche delle fondazioni liriche più robuste, della perdita di credibilità di un autorevole Ministro, e di parlamentari come l’on. Carlucci e Barbareschi impegnati in prima fila con coraggio e competenza. Oppure ancora una volta l’ha fatta da padrone Bossi con la sua rozza e cinica argomentazione, “tanto gli artisti sono tutti di sinistra”. <span id="more-430"></span><br />
Ci si poteva credere, quando al momento della presentazione della Finanziaria 2009 circa un anno fa il Ministro Bondi si disse mortificato dal dovere far subire a un settore così importante un pesante taglio di risorse, reso inevitabile però dal taglio generale operato dal Ministro Tremonti a tutti i capitoli del Bilancio dello Stato.<br />
E’ passata molta acqua sotto i ponti in quest’anno, e oggi il problema principale è la crisi economica, la recessione, la perdita di lavoro e di Pil, non il contenimento della spesa pubblica che per altro in quest’anno, nonostante i tagli, è aumentata.</p>
<p>La verità è, e spiace dirlo all’onorevole Carlucci, così sinceramente impegnata a favore della legge Quadro dello spettacolo, che sono gli argomenti stessi del centro destra a costruire e legittimare questo risultato.<br />
E nello specifico, aver voluto identificare quali problemi dello spettacolo gli sprechi, e la non totale adesione del settore alla logica del mercato.<br />
Se è così, allora ha ragione Tremonti. D’altra parte è l’onorevole Carlucci, su “il Giornale” del 25 luglio, a definire la scelta di non mettere il “becco di un quattrino” nel decreto anticrisi, ”una decisione che non condivido assolutamente” e “una scelta pericolosa che rischia di mettere in ginocchio l’industria culturale del nostro paese”, per poi chiarire l’ispirazione e la ragione ideologica non economica delle scelte del governo.<br />
“Conosco e condivido alcune delle motivazioni che hanno portato a questa dolorosa decisione”. Il governo, nel pieno rispetto dell’ispirazione liberista (non liberale) che ne guida l’azione, non è più disposto a sopportare sprechi, privilegi, rendite di posizione, assistenzialismo. &#8220;Questo governo intende aprire definitivamente l’industria dello spettacolo al mercato”.</p>
<p>Come si vede, la motivazione è ideologica, non economica, e nega al fondo le ragioni stesse della protesta contenuta nella prima parte.</p>
<p>Si potrebbe obiettare che governi cui ispirazione “liberista” non manca, come la Francia e la Germania, hanno incrementato le risorse per la cultura in questo frangente di crisi economica, oppure che il nostro ministro del tesoro ha recentemente scritto un libro contro il “mercatismo” “come regola dominante delle attività economiche&#8221;; qui si propone come via per lo sviluppo delle attività culturali e artistiche.</p>
<p>Bruno Vespa ha rivolto un accorato appello a salvare le Fondazioni Lirico Sinfoniche, che da sole assorbono il 50% del Fus; in questo caso se la soluzione è “il privato” faccio umilmente notare che sono enti di diritto privato e che i privati sono presenti nelle compagini sociali e in tutti i consigli d’amministrazione, e se guardiamo bene, spesso gli enti pubblici nominano come loro rappresentanti autorevoli manager o imprenditori, che la logica di mercato applicano tutti i giorni.</p>
<p>Né credo si possa pensare di finanziare la Stagione sinfonica dei tanti teatri di tradizione italiani o delle società dei concerti con la defiscalizzazione.</p>
<p>Di cosa parliamo dunque quando parliamo di aprire al mercato?<br />
Forse che deve vivere solo ciò che non ha bisogno di soldi pubblici, perché sufficientemente supportato da sponsor e incassi?<br />
Se è così, mi sembra evidente che ci apprestiamo a una gestione per pochi e legata al potere della nostra vita culturale, rinunciando alla funzione equilibratrice dello Stato.<br />
Affidare lo sviluppo di questo delicato settore alle regole del mercato e dell’economia mi appare oggi, dopo quanto sta accadendo, alquanto antistorico.</p>
<p>Una seria lotta agli sprechi è dovere morale di tutti in ogni momento e in ogni impresa, e ancor più da parte dello Stato e di chi usa denaro pubblico.<br />
Certo fa un po’ male non aver avuto il reintegro del Fus, non godere di agevolazioni fiscali o creditizie, di protezioni sociali come molte imprese di altri settori possono fare, e poi notare che lo spreco di Sviluppo Italia (giusto per fare un esempio) non è stato toccato, oppure che molti di coloro che sui giornali ci fanno la morale si apprestano a riportare in Italia i loro guadagni illecitamente collocati all’estero.<br />
Se il governo ritiene che ci siano sprechi deve essere più chiaro nel denunciarli e risoluto nell’intervenire.<br />
Di che sprechi stiamo parlando? Forse dei ballerini che vanno in pensione dieci anni dopo i loro colleghi europei, salvo qualche star cui non mancherà mai un ingaggio, anche quando i moralizzatori tagliano i fondi all’attività quotidiana. O dei giovani precari, della gran massa dei lavoratori dello spettacolo il cui reddito medio è inferiore ai loro colleghi dell’unione.<br />
Stiamo parlando dell’eccesso di sindacalizzazione degli orchestrali e dei coristi delle Fondazioni Lirico Sinfoniche. In Europa non lo sono certamente meno, il punto è che da noi il contratto nazionale è meno importante rispetto a quello decentrato.<br />
Di norma, in casi come questi si garantiscono i diritti acquisiti e si cambia regime in una trattativa tra le parti. Il governo ha appena approvato, rompendo con il sindacato più rappresentativo, nuove regole per la contrattazione, non può farlo anche in questo settore. Peccato che l’accordo sulla contrattazione privilegi la contrattazione decentrata verso il contratto nazionale, proprio ciò che rende difficile il governo delle fondazioni liriche.<br />
Sono queste contraddizioni e questi presupposti che impediscono al governo di agire e aprono la strada a chi vuole semplicemente tagliare, e ci hanno portato, dopo un anno di governo, a una situazione a un tempo caotica e drammatica.<br />
La vita culturale italiana ha bisogno di riforme, di denaro ma soprattutto di uno spirito civico diverso che guidi le politiche per la cultura. Questo è un paese dove, nel momento stesso in cui si negano le risorse per la vita quotidiana delle istituzioni culturali e di spettacolo, si trovano i soldi per ingaggiare qualche star o mettere in scena un evento utile alla visibilità del potente di turno. Questo è sì uno spreco, e, prima ancora che di soldi, d’intelligenza e di moralità.</p>
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		<item>
		<title>Fus: oggi nuovo &#8220;presidio&#8221; davanti alla Camera e artisti in aula</title>
		<link>http://www.forumcultura.it/2009/07/24/fus-oggi-nuovo-presidio-davanti-alla-camera-e-artisti-in-aula/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Jul 2009 10:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Per oggi alle 16.00 il "Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo, lavoro" che raccoglie varie sigle e che ha organizzato la manifestazione di lunedì scorso contro i tagli al Fus, ha annunciato che, come già fatto ieri, verrà "presidiata" piazza Montecitorio a Roma]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://http://www.giornaledellospettacolo.it/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2987&amp;Itemid=1">Il Giornale dello Spettacolo ROMA, 24 LUGLIO</a><br />
 Per oggi alle 16.00 il &#8220;Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo, lavoro&#8221; che raccoglie varie sigle e che ha organizzato la manifestazione di lunedì scorso contro i tagli al Fus, ha annunciato che, come già fatto ieri, verrà &#8220;presidiata&#8221; piazza Montecitorio a Roma. Inoltre, aggiungono gli organizzatori, &#8220;un nutrito gruppo di attori, registi e altre personalità del mondo dello spettacolo saranno presenti in aula durante le votazioni&#8221;.</p>
<p>Alla Camera sarà, infatti, votato il maxi-emendamento che contiene anche i tagli al Fus.</p>
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		<title>Il Quirinale condivide le preoccupazioni rappresentate da parlamentari sul FUS</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 13:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziella</dc:creator>
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		<description><![CDATA["Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari sulle questioni del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.quirinale.it/">http://www.quirinale.it/</a></p>
<p>&#8220;Non esito a condividere le preoccupazioni che mi rappresentate&#8221;. Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto a una lettera-appello ricevuta da alcuni parlamentari sulle questioni del Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS). Il Capo dello Stato, pur consapevole dei limiti che segnano i suoi compiti e doveri istituzionali, richiama il convincimento espresso in diverse occasioni che &#8220;occorra un impegno molto più deciso e concreto a favore di un costante sviluppo di tutte le manifestazioni della cultura e dell&#8217;arte italiana&#8221;. In particolare, sull&#8217;&#8221;allarme per lo stato dello spettacolo&#8221; e &#8220;sulla riduzione dei finanziamenti per il FUS&#8221;, il Presidente scrive: &#8220;Al di là dell&#8217;esito di imminenti votazioni in Parlamento, rispetto alle quali non posso ovviamente intervenire, ritengo che anche in vista della prossima legge finanziaria e delle decisioni per il 2010 si debba da ogni parte porre il problema di cui vi siete fatti portatori&#8221;. Per il Capo dello Stato è &#8220;decisivo il più vasto chiarimento sulle priorità cui ancorare la spesa pubblica&#8221;. In questo senso ha assicurato &#8220;convinto invito alla riflessione e a ogni possibile ripensamento&#8221;.</p>
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		<title>Fus: un &#8220;presidio spontaneo&#8221; domani davanti alla Camera che vota i tagli</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 11:04:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA - 22 LUGLIO - Per domani, giovedì 23 luglio, il "Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo, Lavoro", che raccoglie varie sigle e che ha organizzato la manifestazione di lunedì contro i tagli al Fus, ha convocato un presidio spontaneo in piazza Montecitorio, alle 8,30. Alla Camera sarà, infatti, votato il maxi emendamento che, al momento, include anche il taglio del Fus.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Giornale dello Spettacolo ROMA , 22 LUGLIO</p>
<p>Per domani, giovedì 23 luglio, il &#8220;Movimento Emergenza Cultura, Spettacolo, Lavoro&#8221;, che raccoglie varie sigle e che ha organizzato la manifestazione di lunedì contro i tagli al Fus, ha convocato un presidio spontaneo in piazza Montecitorio, alle 8,30. Alla Camera sarà, infatti, votato il maxi emendamento che, al momento, include anche il taglio del Fus. Il presidio sarà spontaneo poiché, precisano gli organizzatori, &#8220;non abbiamo il permesso della Questura. Inventeremo, in piazza, un modo per &#8216;esserci&#8217; senza dover incorrere in incidenti con la Forza Pubblica&#8221;.</p>
<p>Intanto, ieri sera, alle Terme di Caracalla, i lavoratori dell’Opera di Roma insieme con alcuni rappresentanti del MovEm (Movimento Emergenza Cultura Spettacolo lavoro) hanno letto in palcoscenico un comunicato di protesta contro i tagli del Fus. Stasera si replica.</p>
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		<title>Tagli, lo spettacolo protesta con il lutto</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 16:03:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Palloncini neri alla manifestazione bipartisan

MARIA CORBI - LA STAMPA - ROMA, 21 Luglio

Palloncini neri, fasce nere al braccio, lo spettacolo italiano scende in piazza in lutto per i tagli al fondo dello spettacolo. «Ci condannate a morte», gridano registi attori, sceneggiatori, coreografi, musicisti davanti a piazza Montecitorio. Sono in tanti ma non sono comunque la folla che i tempi grami imporrebbero. ...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Palloncini neri alla manifestazione bipartisan</p>
<p>MARIA CORBI &#8211; LA STAMPA &#8211; ROMA, 21 Luglio</p>
<p>Palloncini neri, fasce nere al braccio, lo spettacolo italiano scende in piazza in lutto per i tagli al fondo dello spettacolo. «Ci condannate a morte», gridano registi attori, sceneggiatori, coreografi, musicisti davanti a piazza Montecitorio. Sono in tanti ma non sono comunque la folla che i tempi grami imporrebbero. Chiedono ossigeno per la loro arte e le dimissioni del ministro Bondi che ha tradito la promessa fatta davanti al capo dello Stato di reintegrare parte dei fondi tagliati. E invece non si è vista neanche una lira. E allora tutti in piazza nonostante i 40 gradi. Ci sono i padri nobili del Cinema italiano come Mario Monicelli, Carlo Lizzani, Ettore Scola, Citto Maselli fino ai volti giovani delle fiction tv. Ci sono Nanni Moretti, Ricky Tognazzi, ma anche Silvio Orlando, Mariangela Melato, Carlo Verdone, i fratelli Vanzina. «Mi sarei aspettato più persone», dice Tognazzi guardandosi intorno, «ma certo il caldo, il periodo, l’ora, non aiutano». Nino Russo, dell’Anac (associazione cineasti) invoca coesione di tutto il settore (oltre 200 mila lavoratori) e la lotta dura fino al blocco del festival di Venezia. La folla applaude ma non tutti sono d’accordo come Carlo Verdone che dice: «Mi sembra autolesionista boicottare l’unica vetrina del cinema italiano, io userei quel palcoscenico per far conoscere al mondo le nostre ragioni e quello che accade in Italia». Con lui anche Luca Zingaretti: «E’ stato fatto tanto tempo fa e anche allora fu proprio dannoso. Venezia è un nostro patrimonio, non appartiene alla controparte».</p>
<p>Che il momento sia epico per il settore lo si capisce da quello che accade quando sale sul palco improvvisato Luca Barbareschi, considerato dal mondo dello spettacolo radical chic un traditore, transfuga nelle fila della destra. Prima lo fischiano poi (non prima che Barbareschi urli «allora siete dei fascisti» alla platea) lo applaudono quando dice che «bisogna fare sciopero per quattro mesi non solo un giorno, il lunedì, giorno di pausa degli attori. Altrimenti &#8211; spiega &#8211; avremo solo diritto al mugugno». Ma, avverte Barbareschi, dobbiamo batterci per riformare anche l’etica. «Ci sono teatri, imprenditori, al limite della truffa. E’ difficile fare una battaglia quando per anni ci sono stati produttori che hanno rubato soldi allo Stato». Accanto a lui anche Gabriella Carlucci nella versione «di lotta e di Governo». Con il Governo ma contro i tagli del Fus. E che la marcia per riavere il Fondo sia accidentata lo si capisce quando il microfono lo prende lo sceneggiatore Andrea Purgatori di ritorno da un incontro con Gianni Letta: «Non abbiamo buone notizie ne in verità ci speravamo molto. Per ora non sembra esserci via d’uscita al reintegro del Fondo Unico per lo Spettacolo da parte del Governo e dobbiamo quindi attrezzarci ad altre forme di lotta e di protesta».</p>
<p>Ad ascoltare, tutti gli ex responsabili della cultura di sinistra dal veltroniano Gianni Borgna, all’inventore delle estati romane Nicolini, a Giovanna Melandri. Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione cultura propone un’iniziativa parlamentare comune di maggioranza e opposizione per ripristinare le risorse finalizzate a tenere in vita il mondo della cultura e dello spettacolo». E Giovanna Melandri fa sapere che «nei giorni scorsi» hanno «presentato un emendamento alla Camera che consentisse di correggere in tal senso il decreto fiscale». «Il governo non faccia orecchie da mercante», aggiunge la Melandri, «e accolga le richieste avanzate dal mondo dello spettacolo e fatta proprie da molti parlamentari dei due schieramenti».</p>
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		<title>Fus, lo spettacolo scende in piazza</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 10:20:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>graziella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La Repubblica,20 Luglio &#8211; Roma I lavoratori del settore davanti a Montecitorio per protestare contro il governo Nessuno spiraglio per il reintegro dei fondi decurtati con la Finanziaria 2009 Franceschini: &#8220;Non investire nella cultura è una specie di delitto&#8221; Circa cinquecento tra attori, registi e lavoratori del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Repubblica,20 Luglio &#8211; Roma</p>
<p>I lavoratori del settore davanti a Montecitorio per protestare contro il governo<br />
Nessuno spiraglio per il reintegro dei fondi decurtati con la Finanziaria 2009<br />
Franceschini: &#8220;Non investire nella cultura è una specie di delitto&#8221;</p>
<p>Circa cinquecento tra attori, registi e lavoratori del mondo dello spettacolo si sono dati appuntamento a piazza Montecitorio per protestare contro il tagli al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. Tra le tante personalità presenti i registi Paolo Virzì, Carlo Vanzina, Nanni Moretti e gli attori Carlo Verdone, Massimo Ghini, Luca Zingaretti, nonché diversi esponenti politici tra cui il segretario Pd Dario Frascescini e l&#8217;ex sindaco di Roma Walter Veltroni.<br />
La delegazione a palazzo Chigi.</p>
<p>Una selva di palloncini neri e listati a lutto e le note dell&#8217;Orchestra regionale del Lazio fanno da scenografia al sit-in dei lavoratori dello spettacolo italiano convocati di fronte al Parlamento dalle associazioni e sindacati di categoria. Cattive notizie giungono dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori che a nome dell&#8217;associazione &#8220;100 Autori&#8221; ha fatto parte della delegazione appena uscita dal Palazzo Chigi dopo un incontro con il sottosegretario Gianni Letta.<br />
&#8220;Non abbiamo buone notizie &#8211; dice Purgatori &#8211; nè in verità ci speravamo molto. Per ora non sembra esserci via d&#8217;uscita al reintegro del Fondo unico per lo spettacolo da parte del governo e dobbiamo quindi attrezzarci ad altre forme di lotta e di protesta&#8221;.<br />
Ottimismo bipartisan.</p>
<p>Uno spiraglio di ottimismo bipartisan cerca di portarlo Luca Barbareschi venuto tra i manifestanti insieme alla collega parlamentare Gabriella Carlucci e accolto anche da fischi. &#8220;Domani ritorneremo da Letta &#8211; dice Barbareschi &#8211; insieme alle categorie dei produttori e fino all&#8217;ultimo ci batteremo, esponenti della maggioranza e dell&#8217;opposizione, per trovare una soluzione. Ma è necessario che lo spettacolo sappia anche ripulire i propri bilanci, tagliare gli sprechi, assumere una diversa coscienza imprenditoriale. Se nulla sarà possibile dobbiamo avere la forza di iniziative di sciopero vere e radicali capaci di coinvolgere tutta la categoria&#8221;.<br />
La lotta e il boicottaggio.</p>
<p>Le parole d&#8217;ordine che circolano tra i presenti su questo tema vanno da varie forme di lotta, compreso il boicottaggio, in occasione della mostra del Cinema di Venezia, fino alla serrata della produzioni per il cinema, la televisione e le altre forme di spettacolo. A nome della storica associazione dei cineasti (Anac) Nino Russo invoca la coesione di tutto il settore (oltre 200 mila lavoratori) e una consonanza di lotta con tutte le forme della cultura, dell&#8217;istruzione e della ricerca &#8220;palesemente sotto attacco da parte di questo governo &#8211; dice &#8211; che continua a pensare alla cultura in termini di spesa e non di investimento&#8221;.</p>
<p>Volti noti. Tra le personalità presenti davanti a Montecitorio si riconoscono Carlo Verdone e Mariangela Melato, Ettore Scola e Carlo Lizzani, Stefano Rulli e Citto Maselli, Maurizio Scaparro e Ricky Tognazzi, Giuliano Montaldo e Silvio Orlando e anche Carlo ed Enrico Vanzina e il press agent Enrico Lucherini; più rari i politici, tra cui il segretario del Pd Dario Franceschini che passa ad esprimere la sua solidarietà.</p>
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