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	<title>Forum Cultura &#187; fus</title>
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		<title>La vita culturale è un diritto del cittadino</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 11:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 milioni di euro. Peccato che l’emergenza l’avesse creata il suo stesso governo con il taglio al Fus.</p>
<p>È un risultato importante, al di là della cifra ottenuta, per la sopravvivenza dello spettacolo italiano, dimostrazione di quanto l’unità e la determinazione possano ottenere. Per la sostanza e ilmodo com’è avvenuta, ciò che è stato sconfitto è il presupposto ideologico che anima una parte del centrodestra, in base al quale il problema dello spettacolo in Italia sono gli sprechi, e la non totale adesione alle regole del mercato. Se quel presupposto fosse vero, come continuano a dire gli onorevoli Carlucci e Barbareschi che pure si sono impegnati in questa battaglia per il reintegro del Fus, i tagli sarebbero non solo giustificati ma utili. Ma rinunciare alla funzione equilibratrice dello Stato significa un impoverimento e una gestione della nostra vita culturale per pochi e ancor più legata al potere.<span id="more-473"></span></p>
<p>Il discorso sugli sprechi poi non è privo di fondamento, ma non può essere imbracciato dal ministro della cultura che sugli sprechi ha il compito di vigilare e i poteri per farli cessare.</p>
<p>Da anni andiamo parlando dell’eccesso di sindacalizzazione delle orchestre e dei cori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ma nelle altre compagini europee non è certamente inferiore. In casi come questi comunque si garantiscono i diritti acquisiti e si cambia regime in una trattativa tra le parti. Ma questo è un paese dove nel momento stesso in cui si negano le risorse per la vita delle istituzioni culturali e di spettacolo, si trovano i soldi per ingaggiare qualche star o dar vita a un evento utile alla visibilità del potente di turno.</p>
<p>Questo è sì uno spreco, e prima ancora che di soldi, d’intelligenza, di moralità.</p>
<p>Ciò che serve è cambiare presupposti, avviare un periodo di riforme serie e profonde a partire da una legge-quadro e finalmente mettere all’ordine del giorno non la difesa della nostra industria culturale italiana, a cui i 60 milioni di euro sono del tutto insufficienti, ma il suo sviluppo e quello della nostra vita culturale che, non dimentichiamolo, sono un diritto dell’uomo e dei cittadini.</p>
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		<title>Il mondo dello spettacolo: dal governo un colpo mortale a spettacolo e cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 14:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;AGIS ha diffuso il seguente comunicato: L’industria dello spettacolo esclusa dai provvedimenti anticrisi. Mobilitazione del settore Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l&#8217;Italia come il paese della cultura e dell&#8217;arte, il Governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all&#8217;arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;AGIS ha diffuso il seguente comunicato:</p>
<p>L’industria dello spettacolo esclusa dai provvedimenti anticrisi. Mobilitazione del settore</p>
<p>Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l&#8217;Italia come il paese della cultura e dell&#8217;arte, il Governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all&#8217;arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che il Consiglio dei Ministri si è rifiutato di adottare il decreto di parziale reintegro del pesante taglio al Fus, Fondo unico dello spettacolo, che avrebbe consentito una  sopravvivenza minima delle attività culturali (teatro, cinema, danza, opera, musica, circhi e spettacoli viaggianti), pur restando l&#8217;investimento pubblico complessivo dell&#8217;Italia il più basso fra quelli dei paesi sviluppati. Dall’inizio dell’anno sono stati adottati diversi provvedimenti a sostegno delle imprese in molti settori ma nessuno nello spettacolo, ignorandone non solo il ruolo di innovazione e creazione, cruciale in una società avanzata,  ma persino il fondamentale rilievo in termini imprenditoriali e sopratutto occupazionali, mettendo  in ginocchio migliaia di imprese e a repentaglio il futuro di 200 mila lavoratori del settore.</p>
<p><span id="more-290"></span><br />
Mentre il Governo si vanta di mantenere gli impegni, in questo caso smentisce i suoi stessi rappresentanti di fronte al mondo della cultura e allo stesso Presidente della Repubblica. Perché solenne è stato l&#8217;impegno a reintegrare i fondi per le attività culturali preso dal ministro Bondi e dal sottosegretario Letta durante la cerimonia di presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Talmente solenne da riscuotere l&#8217;approvazione del Presidente Napolitano. Altrettanto impegnative le dichiarazioni del sottosegretario Giro alle Giornate del Teatro di Napoli, sul reintegro del Fus e sulla urgente definizione di una riforma dello spettacolo.</p>
<p>Di fronte a tale prova di ostentato  disinteresse per la cultura e smentendo gli stessi membri del Governo, che delle Politiche culturali  sono i  responsabili, di fronte alla perdita della credibilità da parte degli interlocutori istituzionali, il mondo delle attività culturali condurrà una campagna di denuncia e di mobilitazione per far conoscere la grave situazione e far valere le sue istanze.</p>
<p>Il cinema, la musica, la danza, l&#8217;opera, il teatro, i circhi, gli spettacoli viaggianti italiani producono eccellenze riconosciute internazionalmente e sono parte della cultura mondiale: la loro messa in crisi non è solo un problema nazionale.  Per questo motivo – concludono Agis, Anica, Anac e 100Autori &#8211; il terreno delle iniziative di denuncia e di immediata mobilitazione delle associazioni che rappresentano le attività culturali avrà la più vasta dimensione  internazionale.</p>
<p><em>(1 luglio 2009)</em></p>
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		<title>Spettacolo: per Epifani è emergenza occupazione. Rifinanziare il Fus</title>
		<link>http://www.forumcultura.it/2009/06/12/spettacolo-per-epifani-e-emergenza-occupazione-rifinanziare-il-fus/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 08:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quadro che emerge dal convegno di Roma della Cgil (riportiamo qui di seguito la nota ANSA) è particolarmente preoccupante, proprio per l&#8217;accento che gli organizzatori pongono sugli inevitabili riflessi occupazionali che la crisi del settore finirà per avere. Strategico, come da tempo è chiaro, il rapporto fra industria culturale e turismo, ma necessari anche il rifinanziamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il quadro che emerge dal convegno di Roma della Cgil (riportiamo qui di seguito la nota ANSA) è particolarmente preoccupante, proprio per l&#8217;accento che gli organizzatori pongono sugli inevitabili riflessi occupazionali che la crisi del settore finirà per avere. Strategico, come da tempo è chiaro, il rapporto fra industria culturale e turismo, ma necessari anche il rifinanziamento e la ridefinizione del FUS.</em><span id="more-275"></span></p>
<p>(ANSA) – ROMA, 10 giugno &#8211; Con un convegno a Roma, alla Casa del Cinema, la Cgil denuncia “l’emergenza occupazione nel settore della cultura e dello spettacolo. Il segretario generale, Guglielmo Epifani, argomenta: “Vista la crisi economica e pensando anche al dopo, è ancora più importante mantenere i livelli di investimento nella cultura. Proprio perché questo è un tempo di crisi bisogna spendere meglio e di più&#8243;.</p>
<p>&#8220;Il governo invece &#8211; prosegue Epifani &#8211; opera per tagli indiscriminati e all&#8217;improvviso, determinando così un arretramento dell&#8217;offerta culturale e di spettacolo. Credo dunque che sia necessario, come si è fatto altre volte, convocare una grande riunione, gli stati generali della cultura, tanto più che siamo in Italia, un Paese dove la cultura è strettamente legata al tema del turismo&#8221;. E naturalmente, conclude il segretario Cgil, se più cultura significa più turismo, più turismo vuol dire più occupazione.</p>
<p>Occorre dunque definire meglio e rifinanziare il Fus (Fondo unico per lo spettacolo). &#8220;La cultura non può farne a meno: altri tipi di finanziamento pubblico (Regioni, enti locali) e privati, sono concorrenti ma non sostitutivi del Fus&#8221;.</p>
<p>All&#8217;incontro hanno partecipato parlamentari, Antonio Borghesi dell&#8217;Idv, Emilia De Biasi del Pd, sovrintendenti di teatro, Sergio Escobar, Francesco Ernani, Francesco Giambrone, produttori cinematografici, Riccardo Tozzi, e il presidente della Siae, Giorgio Assumma.</p>
<p>Il quadro di partenza dell&#8217;insieme di interventi, riferisce l&#8217;Ansa, è che gli indicatori del settore segnalano una crisi strutturale, profonda e generalizzata della produzione culturale nazionale che investe anche la tenuta occupazionale (in questo settore da occasionali si diventa invisibili) e una crisi che investe la qualità e la quantità della produzione e quindi dell&#8217;offerta culturale.</p>
<p>Nei mesi scorsi &#8211; ha spiegato Silvano Conti, coordinatore nazionale Cultura e Spettacolo della Cgil &#8211; nelle iniziative unitarie per contrastare i tagli prima dell&#8217;ultima Finanziaria, i sindacati sono stati in perfetta solitudine: una imprenditoria timida era in attesa di ritagli nelle risorse e le associazioni professionali ripiegate a salvaguardare il proprio specifico.</p>
<p>Oggi &#8211; spiega ancora la Cgil &#8211; quello della cultura è un mondo lavorativo e produttivo messo in liquidazione, salvo interventi straordinari e urgenti. Il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si è impegnato per l&#8217;ennesima volta a far approvare un provvedimento urgente di reintegro parziale del Fus con risorse derivanti anche dalla porno tax; ma le entità previste per i vari settori sembrano più un tentativo di &#8220;respirazione bocca a bocca&#8221; che non un intervento strutturale. Sono ormai urgenti le leggi di riforma di sistema per lo spettacolo dal vivo e il cinema-audiovisivo, così come non è più procrastinabile la legge sul welfare per le figure artistiche e le maestranze a contenuto artistico.</p>
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		<title>I fondi tagliati &#8211; intervista a Maurizio Roi</title>
		<link>http://www.forumcultura.it/2009/03/24/i-fondi-tagliati-intervista-a-maurizio-roi/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 12:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[fus]]></category>
		<category><![CDATA[maurizio roi]]></category>

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		<description><![CDATA[I fondi tagliati «Bondi convinca il governo a dire sì all’election day e avrà salvato la cultura» Maurizio Roi, il presidente dell’associazione che riunisce oltre 50 teatri in Emilia-Romagna, fa il punto sul Fondo unico dello spettacolo: «Quanto avviene in Italia è in controtendenza rispetto agli altri Paesi, finanziare le attività culturali serve alla crescita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I fondi tagliati<br />
</strong>«Bondi convinca il governo a dire sì all’election day e avrà salvato la cultura»</p>
<p><em>Maurizio Roi, il presidente dell’associazione che riunisce oltre 50 teatri in Emilia-Romagna, fa il punto sul Fondo unico dello spettacolo: «Quanto avviene in Italia è in controtendenza rispetto agli altri Paesi, finanziare le attività culturali serve alla crescita dei cittadini»</em></p>
<p>(di Luca Del Frà – l’Unità, 18 marzo 2009)</p>
<p>«Si fanno molte chiacchiere sui costi della cultura: ma 400 milioni di euro è quanto spenderà in più lo Stato se il referendum non si svolgerà in un election day, cioè in coincidenza con le prossime elezioni amministrative ed europee. Per le sue attività culturali, per il cinema di cui a parole siamo tutti orgogliosi, per l&#8217;opera, per il teatro, la danza e così via, insomma per tutto questo lo Stato italiano in un anno spende meno che per una giornata di referendum».<span id="more-165"></span><br />
Maurizio Roi, presidente dell&#8217;Ater, la storica associazione che riunisce oltre 50 teatri in Emilia Romagna &#8211; anche presidente della &#8220;Fondazione Toscanini&#8221; e vice presidente dell&#8217;Agis &#8211; fa il punto della situazione sulle attività culturali in Italia. Il 2009 appena iniziato si prospetta come l&#8217;annus horribilis in decade malefica: i finanziamenti dello Stato, il tristemente noto Fus &#8211; Fondo unico dello spettacolo &#8211; dopo un lento depauperamento è stato massacrato dalla Finanziaria del governo Berlusconi. Ridotto ai minimi storici, non raggiunge neppure i 380 milioni dieuro, meno di quanto assommava venti anni fa, e in termini di moneta costante non vale neppure la metà. Lo spettacolo italiano, in piena crisi d&#8217;ossigeno, comincia a dare evidenti segni di cedimento nei suoi organi e tessuti. Deve infatti affrontare la crisi economica mondiale in situazione di netto svantaggio rispetto ad altri paesi europei. In Spagna ad esempio i parlamentari hanno rinunciato alle loro indennità pur di non toccare i fondi per la cultura, considerata settore strategico.<br />
«Ma nel nostro paese &#8211; continua Roi &#8211; la situazione è quella che è. Tuttavia nell&#8217;agosto scorso il ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi ha chiesto un sacrificio allo Spettacolo, nella logica di una Finanziaria che tagliava fondi a tutti i ministeri pur di salvaguardare il bilancio dello stato. Ma la situazione oggi è completamente cambiata, la crisi economica si è fatta a dir poco aspra, la priorità è il lavoro, il salario, e soprattutto la sopravvivenza di quelle strutture che producono queste cose. Già discutibile in partenza, ora adesso il taglio ai fondi per lo Spettacolo in Italia è in controtendenza rispetto a quanto avviene in tutto il mondo: ci stiamo procurando un enorme problema da soli».</p>
<p><strong>Il governo si lagna che non ci sono soldi, poi magari li trova per fare il ponte sullo stretto di Messina: come rifinanziare oggi le attività culturali?<br />
</strong>«Con circa un terzo di quello che si potrebbe risparmiare facendo coincidere elezioni e referendum, i finanziamenti allo Spettacolo tornerebbero sui livelli dell&#8217;anno scorso, e già sarebbe una cosa positiva. Se per uscire dalla crisi serve lavoro, questi soldi sarebbero una leva per creare lavoro: perché lo Spettacolo in massima parte è solo lavoro: creatori, registi, attori, cantanti, musicisti, scenografi, tecnici. I tagli economici alle attività culturali appartengono a un&#8217;altra era geologica».</p>
<p><strong>Ma forse oggi sfugge il motivo vero per cui è importante finanziare le attività culturali&#8230;<br />
</strong>«In effetti spesso si fa una certa confusione: per usare un linguaggio dell&#8217;economia, il prodotto della cultura è la libertà. Paolo Grassi diceva con una metafora illuminante che il teatro serve a ispessire le lenti con le quali siamo capaci di decodificare la realtà in cui viviamo. Fuor di metafora: finanziare con denaro pubblico la cultura e lo spettacolo serve alla crescita dei cittadini».</p>
<p><strong>E il volano dell&#8217;economia, l&#8217;incentivo al turismo?<br />
</strong>«La creatività genera dei prodotti, e dunque un giro economico la cui ricaduta è importante: ma avviene in molti altri settori. Da molte parti mi pare si stia sottovalutando che l&#8217;intervento pubblico si giustifica principalmente perché lo scopo delle attività culturali è la liberta e la civiltà. Brecht avrebbe detto che il teatro è l&#8217;attività umana che ha per oggetto l&#8217;umano stesso in quanto tale. E questo forse ci obbliga ancor più a realizzare un sistema spettacolo nel modo più efficiente e senza sprechi».</p>
<p><strong>La tanto auspicata riforma del settore dovrebbe quindi partire da queste premesse?<br />
</strong>«Certo, ma c&#8217;è un altro punto fondamentale. Le riforme si fanno con i sindacati, oppure contro i sindacati, ma non senza i sindacati. Mi riferisco alle Fondazioni lirico-sinfoniche dove da più parti si sta cercando di escludere le masse artistiche stabili considerate neanche più necessarie. Senza le loro orchestre la Scala, il Maggio fiorentino, l&#8217;Accademia di Santa Cecilia diventerebbero teatri di tradizione oppure associazioni concertistiche, e non sarebbero più tra i grandi teatri d&#8217;opera italiani. li ministro sostiene che esistono dei privilegi in alcuni teatri? VuoI dire che c&#8217;è uno squilibrio nella contrattazione locale e occorre dare più forza ai contratti nazionali. Ma certo non serve sciogliere le orchestre e i cori».</p>
<p><strong>In senso più ampio come si prospettano i tempi della crisi per le attività culturali?<br />
</strong>«Negli Stati Uniti la crisi è già piuttosto grave ancile perché l&#8217;intervento riequilibratore dello Stato non esiste e, contemporaneamente, i privati fuggono. I riflessi cominciano a farsi sentire in Europa, molte tournée in America sono state annullate e per gli artisti europei è sempre più difficile andare a lavorare lì. Il momento di difficoltà più acuto è prevedibile si avverta intorno alla fine del 2009 e il 2010».</p>
<p><strong>L&#8217;Emilia Romagna, che ha una forte tradizione di spettacolo, come affronta questa congiuntura?<br />
</strong>«Pur essendo tra quelle regioni che spendeva per le attività culturali, la regione ha deciso di stanziare un milione di euro in più. Soldi utilissimi, con cui si potrebbe far fronte al disimpegno dei privati. Oggi i teatri in Emilia-Romagna, come nel resto d&#8217;Italia brancolano nel buio: Bondi ha promesso il reintegro dei fondi alla cultura, ma ancora a tutt&#8217;oggi non si capisce se ci sarà o meno. Stiamo parlando dei fondi per le stagioni del 2009 e siamo già a marzo».</p>
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