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	<title>Forum Cultura &#187; giancarlo dini</title>
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		<title>Intervento di Giancarlo Dini</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jan 2009 17:38:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
				<category><![CDATA[Salsomaggiore]]></category>
		<category><![CDATA[direfare]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo dini]]></category>

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		<description><![CDATA[Io sono Giancarlo Dini, sono di una realtà che si chiama DireFare e gestisce spazi dell&#8217;entroterra folivese, ma opera anche nel cesenate e nel ravennate e stavo riflettendo sullo statuto dell&#8217;organizzatore o del direttore artistico, che parte a volte con ambizioni social-politiche e con grande enfasi iniziale poi si trova a dover mediare una serie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io sono Giancarlo Dini, sono di una realtà che si chiama DireFare e gestisce spazi dell&#8217;entroterra folivese, ma opera anche nel cesenate e nel ravennate e stavo riflettendo sullo statuto dell&#8217;organizzatore o del direttore artistico, che parte a volte con ambizioni social-politiche e con grande enfasi iniziale poi si trova a dover mediare una serie di cose.<span id="more-67"></span><br />
C&#8217;è infatti una sorta di schizofrenia, fra un atto di grande generosità nel comunicare agli altri ciò che si vede e ciò che si apprezza ed un atto di presunzione nel voler far vedere agli altri ciò che si apprezza.<br />
Questa è una schizofrenia necessaria da parte del programmatore o del direttore dii spazi.<br />
Detto questo tutti noi probabilmente siamo fruitori estremamente raffinati a volte anche radical chic, e programmatori che devono guardare anche al proprio portafoglio. Per cui a volte ci capita di programmare cose che sono i necessari cavalli di troia, soprattutto in luoghi lontani dai grandi centri, per attirare pubblico e resistere alla progressiva diminuzione di risorse pubbliche e rientrare con biglietti. Questa è una riflessione che invito a fare specialmente per chi gestisce piccoli spazi .<br />
Un &#8216;altra riflessione necessaria è poi quella sulla necessità di tener conto del rapporto tra periferie e grossi centri o piccoli centri di produzione.<br />
In Romagna esiste un fenomeno di pendolarismo culturale fortissimo .Pensiamo a un diametro che va da Imola a Rimini, che non è poi così lontano da quello di una grande città come Roma o come Milano, e vediamo che le potenzialità quotidiane di spettacolo portano a un forte pendolarismo culturale che ad esempio ; le nostre mailing list attestano questa provenienza distribuita sul territorio.<br />
Dicevo una riflessione forte sullo statuto del rapporto fra grosso centro o piccolo centro e periferia è fondamentale e andrà fatta approfonditamente.<br />
Come dicevo prima quei benedetti cavalli di troia(spettacoli di richiamo con personaggi di grande notorietà) di cui si parlava sopra, televisivi o meno ,consentono di raggiungere un pubblico vastissimo. Io ritengo che fare ricorso a queste forme di avvicinamento al pubblico sia giusto però solo se si opera in un&#8217;ottica di progressiva formazione di un pubblico, con necessaria evoluzione della qualità. Ciò ci consentirà un domani di programmare anche cose molto particolari , più vicine alla ricerca &#8230;che hanno una ricaduta molto forte sulla società e non solo sul pubblico.<br />
L&#8217;ultima riflessione che vi lascio, e mi fa piacere che l&#8217;Ater abbia creato un percorso di formazione in questo senso, è una riflessione sulla potenzialità di pubblico data dagli emigranti e su quanto siamo incapaci quotidianamente di intercettare questo pubblico.<br />
Quelle logiche di rispecchiamento che a volte portano un pubblico nostro fra virgolette a teatro non avvengono quasi mai ,anche quando ci proponiamo di programmare anche spettacoli che hanno al centro le tematiche della migrazione o altri temi, nei confronti di questo pubblico.<br />
Grazie</p>
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