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	<title>Forum Cultura &#187; governo</title>
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		<title>Il Ministro Brunetta e lo spettacolo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 08:39:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi Il ministro Brunetta ha nuovamente conquistato le pagine dei giornali accusando i cineasti, gli attori, lo spettacolo italiano di essere privilegiati nullafacenti sostenuti dallo stato, invitando il Ministro Bondi a tagliare ancora di più il Fus e gli artisti ad andare a lavorare. Tralascio di citare le solite accuse alla sinistra e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>Il ministro Brunetta ha nuovamente conquistato le pagine dei giornali accusando i cineasti, gli attori, lo spettacolo italiano di essere privilegiati nullafacenti sostenuti dallo stato, invitando il Ministro Bondi a tagliare ancora di più il Fus e gli artisti ad andare a lavorare.</p>
<p>Tralascio di citare le solite accuse alla sinistra e mi limito ad un suggerimento ai liberali alla cui categoria Brunetta s’iscrive e uno a tutti noi. A chi in Italia si considera liberale suggerisco di diffidare Brunetta dal vantarsi di esserlo: non appartiene a quella genia la volgarità gratuita, la grossolanità, la bassezza dell’ingiuria che contraddistingue il linguaggio del ministro. A tutti noi consiglio di non cadere nel suo gioco di coprire con la demagogia ideologica l’impotenza politica.</p>
<p>Il problema di Brunetta è che non conta nulla, e io suggerisco di chiedergli semplicemente di essere coerente. Tagli il Fus, lo faccia. Dimostri di valere: licenzi tutti gli orchestrali delle fondazioni liriche, lo imponga al governo - lui siede nel consiglio dei ministri &#8211; oppure si dimetta per manifesta illiberalità del ministro Bondi e del suo governo.</p>
<p>Almeno così protesteremo contro un uomo politico, e non contro un uomo di spettacolo. Meglio, d’avanspettacolo.</p>
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		<title>La vita culturale è un diritto del cittadino</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Aug 2009 11:34:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Maurizio Roi All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Maurizio Roi</em></p>
<p>All’ultimo momento la mobilitazione di molti importanti artisti, l’impegno bipartisan di un gruppo di parlamentari, l’iniziativa delle organizzazioni dello spettacolo, di molti lavoratori, l’attenzione dei giornali, l’Unità in testa, ha convinto il presidente del Consiglio che c’era «un’emergenza spettacolo», e a trarre dal Fondo della Presidenza del Consiglio per le emergenze 60 milioni di euro. Peccato che l’emergenza l’avesse creata il suo stesso governo con il taglio al Fus.</p>
<p>È un risultato importante, al di là della cifra ottenuta, per la sopravvivenza dello spettacolo italiano, dimostrazione di quanto l’unità e la determinazione possano ottenere. Per la sostanza e ilmodo com’è avvenuta, ciò che è stato sconfitto è il presupposto ideologico che anima una parte del centrodestra, in base al quale il problema dello spettacolo in Italia sono gli sprechi, e la non totale adesione alle regole del mercato. Se quel presupposto fosse vero, come continuano a dire gli onorevoli Carlucci e Barbareschi che pure si sono impegnati in questa battaglia per il reintegro del Fus, i tagli sarebbero non solo giustificati ma utili. Ma rinunciare alla funzione equilibratrice dello Stato significa un impoverimento e una gestione della nostra vita culturale per pochi e ancor più legata al potere.<span id="more-473"></span></p>
<p>Il discorso sugli sprechi poi non è privo di fondamento, ma non può essere imbracciato dal ministro della cultura che sugli sprechi ha il compito di vigilare e i poteri per farli cessare.</p>
<p>Da anni andiamo parlando dell’eccesso di sindacalizzazione delle orchestre e dei cori delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, ma nelle altre compagini europee non è certamente inferiore. In casi come questi comunque si garantiscono i diritti acquisiti e si cambia regime in una trattativa tra le parti. Ma questo è un paese dove nel momento stesso in cui si negano le risorse per la vita delle istituzioni culturali e di spettacolo, si trovano i soldi per ingaggiare qualche star o dar vita a un evento utile alla visibilità del potente di turno.</p>
<p>Questo è sì uno spreco, e prima ancora che di soldi, d’intelligenza, di moralità.</p>
<p>Ciò che serve è cambiare presupposti, avviare un periodo di riforme serie e profonde a partire da una legge-quadro e finalmente mettere all’ordine del giorno non la difesa della nostra industria culturale italiana, a cui i 60 milioni di euro sono del tutto insufficienti, ma il suo sviluppo e quello della nostra vita culturale che, non dimentichiamolo, sono un diritto dell’uomo e dei cittadini.</p>
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		<title>Il mondo dello spettacolo: dal governo un colpo mortale a spettacolo e cinema</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 14:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;AGIS ha diffuso il seguente comunicato: L’industria dello spettacolo esclusa dai provvedimenti anticrisi. Mobilitazione del settore Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l&#8217;Italia come il paese della cultura e dell&#8217;arte, il Governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all&#8217;arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;AGIS ha diffuso il seguente comunicato:</p>
<p>L’industria dello spettacolo esclusa dai provvedimenti anticrisi. Mobilitazione del settore</p>
<p>Mentre si accinge ad ospitare il G8, presentando l&#8217;Italia come il paese della cultura e dell&#8217;arte, il Governo assesta un colpo micidiale alla cultura e all&#8217;arte italiane. E’ questa la denuncia di Agis, Anica, Anac, 100Autori che evidenziano che il Consiglio dei Ministri si è rifiutato di adottare il decreto di parziale reintegro del pesante taglio al Fus, Fondo unico dello spettacolo, che avrebbe consentito una  sopravvivenza minima delle attività culturali (teatro, cinema, danza, opera, musica, circhi e spettacoli viaggianti), pur restando l&#8217;investimento pubblico complessivo dell&#8217;Italia il più basso fra quelli dei paesi sviluppati. Dall’inizio dell’anno sono stati adottati diversi provvedimenti a sostegno delle imprese in molti settori ma nessuno nello spettacolo, ignorandone non solo il ruolo di innovazione e creazione, cruciale in una società avanzata,  ma persino il fondamentale rilievo in termini imprenditoriali e sopratutto occupazionali, mettendo  in ginocchio migliaia di imprese e a repentaglio il futuro di 200 mila lavoratori del settore.</p>
<p><span id="more-290"></span><br />
Mentre il Governo si vanta di mantenere gli impegni, in questo caso smentisce i suoi stessi rappresentanti di fronte al mondo della cultura e allo stesso Presidente della Repubblica. Perché solenne è stato l&#8217;impegno a reintegrare i fondi per le attività culturali preso dal ministro Bondi e dal sottosegretario Letta durante la cerimonia di presentazione dei David di Donatello al Quirinale. Talmente solenne da riscuotere l&#8217;approvazione del Presidente Napolitano. Altrettanto impegnative le dichiarazioni del sottosegretario Giro alle Giornate del Teatro di Napoli, sul reintegro del Fus e sulla urgente definizione di una riforma dello spettacolo.</p>
<p>Di fronte a tale prova di ostentato  disinteresse per la cultura e smentendo gli stessi membri del Governo, che delle Politiche culturali  sono i  responsabili, di fronte alla perdita della credibilità da parte degli interlocutori istituzionali, il mondo delle attività culturali condurrà una campagna di denuncia e di mobilitazione per far conoscere la grave situazione e far valere le sue istanze.</p>
<p>Il cinema, la musica, la danza, l&#8217;opera, il teatro, i circhi, gli spettacoli viaggianti italiani producono eccellenze riconosciute internazionalmente e sono parte della cultura mondiale: la loro messa in crisi non è solo un problema nazionale.  Per questo motivo – concludono Agis, Anica, Anac e 100Autori &#8211; il terreno delle iniziative di denuncia e di immediata mobilitazione delle associazioni che rappresentano le attività culturali avrà la più vasta dimensione  internazionale.</p>
<p><em>(1 luglio 2009)</em></p>
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