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	<title>Forum Cultura &#187; osservatorio</title>
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		<title>Gli Osservatori per la Cultura e lo Spettacolo, il MIBAC e le Regioni</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Mar 2009 15:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ater</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Rivista]]></category>
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		<description><![CDATA[Gli Osservatori per la Cultura e lo Spettacolo, il MIBAC e le Regioni * di Antonio Taormina** Il 2007 ha rappresentato una fase decisiva per gli Osservatori culturali istituiti dalle Regioni, sia quelli già in funzione, che operano parallelamente all’Osservatorio nazionale dello Spettacolo, sia quelli in fase di attivazione. Ha preso infatti l’avvio il progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli Osservatori per la Cultura e lo Spettacolo, il MIBAC e le Regioni *</strong></p>
<p><em>di Antonio Taormina**</em></p>
<p>Il 2007 ha rappresentato una fase decisiva per gli Osservatori culturali istituiti dalle Regioni, sia quelli già in funzione, che operano parallelamente all’Osservatorio nazionale dello Spettacolo, sia quelli in fase di attivazione.<br />
Ha preso infatti l’avvio il progetto interregionale La realizzazione di Osservatori regionali e la collaborazione con l’Osservatorio nazionale nel settore delle politiche per lo spettacolo, promosso dalla Commissione Beni e Attività Culturali della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, su iniziativa delle Regioni Emilia-Romagna e Piemonte.<span id="more-182"></span> Vi aderiscono 19 tra regioni e province autonome, le stesse lo finanziano unitamente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che interviene attraverso i fondi previsti nell’ambito del Patto per le Attività Culturali di Spettacolo, sottoscritto nel gennaio 2007; tra gli obiettivi indicati nel Patto vi è “l’adozione di strumenti che consentano una razionalizzazione sul piano degli interventi (….) garantendo una maggiore efficacia della spesa, anche attraverso forme di monitoraggio dell’offerta culturale del territorio e lo scambio reciproco di conoscenze e informazioni in merito all’offerta culturale e agli stumenti economici di intervento adottati.”<br />
Prima di entrare nel merito del progetto, si rende necessario un breve excursus sulla “storia” degli Osservatori culturali voluti dagli enti locali, la cui origine, non casualmente, è successiva alla Legge 163 dell’85 “Nuova disciplina degli interventi dello stato a favore dello spettacolo” istitutiva dell’Osservatorio oggi afferente al Ministero per i Beni e le Attività Culturali.<br />
Sempre nell’85 la Regione Emilia-Romagna, anticipando di molto gli eventi, annunciava la nascita di un proprio Osservatorio culturale mentre di lì a poco, per iniziativa di regioni, province e comuni, ma anche di università e istituti di ricerca privati, sarebbero stati presentati non pochi progetti analoghi (l’elenco, riletto ai nostri giorni, è abbastanza sorprendente).<br />
Nell’87 la Provincia Autonoma di Trento istituiva, con una propria legge (primo provvedimento in materia da parte di un ente territoriale, escludendo lo Stato), un Osservatorio sulle Attività Culturali, concependolo come “ufficio”. Nell’anno successivo, per iniziativa di istituzioni pubbliche e private (tra queste l’Assessorato alla Cultura e Informazione della Regione Lombardia, l’Assessorato alla Cultura della Provincia di Bologna e il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Bologna), nasceva il Gruppo nazionale di Lavoro sugli Osservatori Culturali. Tutto questo va posto in relazione, in quegli anni, da una parte all’incremento degli investimenti pubblici nella cultura, dall’altra alle nuove funzioni attribuite alle Regioni. Emergeva per la prima volta l’esigenza di strumenti di supporto alle scelte dei decisori politici, che fossero accreditati sul piano della scientificità e funzionali sul piano applicativo.<br />
Quella spinta propositiva in realtà dovette scontrarsi, negli anni successivi, con limiti di ordine finanziario e organizzativo, ma anche con le parziali resistenze di settori (si pensi appunto allo spettacolo), portati a misurarsi con nuove discipline, quali il marketing e l’economia della cultura, all’epoca ritenute da molti operatori troppo “distanti” (complice il retaggio romantico che in parte ancora permeava la produzione artistica).<br />
A distanza di vent’anni dall’istituzione dell’Osservatorio nazionale, si registrava la presenza di quattro sole realtà regionali:<br />
- L’Osservatorio culturale della Regione Lombardia, costituito nel 1989 all’interno all’Ufficio Studi e Rilevazione del Servizio Programmazione della Direzione Generale Cultura, la cui attività si svolge in raccordo con altre strutture regionali, l&#8217;IReR- Istituto Regionale di Ricerca, università e centri di ricerca.<br />
- L’Osservatorio Culturale del Piemonte (OCP), avviato nel 1998 sulla base di un Protocollo d’intesa che coinvolge oltre alla Regione, l’IRES-Istituto di Ricerche Economico-Sociali, la Fondazione Fitzcarraldo, la Città di Torino, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino e l’AGIS.<br />
- L’Osservatorio Regionale dello Spettacolo della Regione Emilia-Romagna, istituito a tutti gli effetti nel 1999, in virtù della legge 13 “Norme in materia di Spettacolo”. Rappresenta una fase successiva all’Osservatorio permanente sull’economia della Cultura in Emilia-Romagna avviato nel 1996, è dalla Fondazione ATER Formazione.<br />
- L’Osservatorio regionale per la Cultura della Regione Marche istituito nel 2005 sulla base della legge regionale 75/1997 &#8220;Disciplina degli atti e delle procedure della programmazione e degli interventi finanziari regionali nei settori delle attività e dei beni culturali&#8221;.<br />
Quel percorso sembrava giunto ad una fase di assestamento, negli ultimi anni le Regioni hanno viceversa dato un impulso decisivo alla costituzione di nuovi osservatori.<br />
Già nel 2004 l’allora Coordinamento degli assessori regionali allo spettacolo approvava un documento nel quale si sottolineava la necessità di “approfondire la conoscenza sugli Osservatori regionali esistenti (dello spettacolo o culturali con competenze in materia di spettacolo), attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro composto dai rappresentanti degli stessi Osservatori e dai rappresentanti delle Regioni interessate, con l’impegno di evidenziare le funzioni e i compiti attribuiti agli stessi Osservatori, le modalità di gestione e funzionamento, gli strumenti scientifici e tecnici dei quali si avvalgono, nonché le relazioni tra essi e l&#8217;Osservatorio nazionale dello spettacolo”.<br />
Nel settembre 2006 la Commissione Beni e Attività Culturali della Conferenza delle Regioni edelle Province Autonome, in un proprio documento proponeva un sistema di Osservatori regionali, collegati tra loro e con l’Osservatorio dello Spettacolo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Vi si auspicava, anche ai fini di una concertazione delle risorse e delle modalità di intervento tra Stato, Regioni, Province e Comuni, l’individuazione di metodologie comuni di rilevazione e analisi; l’adozione di sistemi di comparazione tra le diverse realtà, al di là delle specificità territoriali Il dibattito si è ulteriormente arricchito attraverso il convegno internazionale Gli Osservatori Culturali: finalità istituzionali, struttura organizzativa, rilevanza politica, svoltosi a Bologna nell’ottobre 2006, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, realizzato in collaborazione con ENCATC-European Network of Cultural Administration Training Centres, Università di Bologna e Fondazione Ater Formazione. Un confronto autorevole tra esperienze italiane e di altri paesi, che ha prodotto idee e proposte fattive, per certi versi prodromico al progetto interregionale citato in apertura, nel quale si legge tra l’altro:<br />
“Gli obiettivi generali che le Regioni, le Province autonome, l’ANCI e l’UPI intendono perseguire con il presente progetto sono i seguenti:<br />
- disporre a livello territoriale di dati di conoscenza costanti e attendibili nel settore dello spettacolo, al fine di poter attuare azioni programmatiche più efficaci, per quanto riguarda la definizione degli obiettivi e delle priorità di intervento, la qualificazione delle iniziative, le modalità di utilizzo delle risorse finanziarie disponibili, l’adozione di strumenti di verifica e valutazione in rapporto agli interventi realizzati e all’efficacia ed efficienza della spesa;<br />
- disporre di strumenti di monitoraggio e ricerca condivisi e in rete tra loro, tali da consentire l’acquisizione di informazioni sistematiche e comparabili sull’evoluzione del settore, sulle politiche e sulle iniziative assunte a livello nazionale e territoriale, che consentano ai soggetti di dialogare e individuare strategie operative comuni sul terreno culturale, economico-finanziario e delle relazioni istituzionali;<br />
- realizzare e sviluppare, conseguentemente, un sistema di Osservatori regionali da attuarsi attraverso un coordinamento stabile, inteso come sede di elaborazione metodologica, di supporto tecnico e scientifico, di impulso strategico, di sostegno alla loro implementazione e alla formazione del personale, in modo da garantirne l’operatività e le modalità di verifica sulla base di un protocollo comune, ferma restando Provincia autonoma per quanto riguarda le forme di gestione, in corrispondenza delle loro esigenze, relazioni e caratteristiche territoriali;<br />
- attuare delle economie di scala, attraverso l’introduzione di metodologie e strumenti di analisi comuni, ottimizzando i costi sul piano della loro progettazione e gestione e della rilevazione e elaborazione dei dati;<br />
- rendere maggiormente evidenti l’impegno istituzionale e finanziario delle istituzioni di governo nel settore, oltre che a livello nazionale, anche, e soprattutto, a livello regionale e territoriale;<br />
- promuovere una cultura della ricerca e dello scambio, un modus operandi fondato sulla disponibilità e la competenza dei soggetti ad acquisire conoscenze e dati per una maggiore qualificazione del fare amministrativo, in una logica di progettazione e innovazione;<br />
- stabilire in modo coordinato relazioni sistematiche e collaborazioni con altri organismi, in particolare con gli istituti di ricerca, di statistica, di rilevazione ed elaborazione di dati che operano nel settore.<br />
Con riferimento all’ultimo punto, il progetto prevede l’attivazione di forme di collaborazione, definite anche attraverso accordi specifici, con istituti preposti all’elaborazione statistica quali Istat, Sistan, Siae, CNEL e CISIS (in quanto strumento della Conferenza delle Regioni, considerandone anche la valenza territoriale). Non di meno auspica collegamenti con enti, che pur non essendo questa una loro funzione istituzionale, possono fornire dati relativi al settore come l’ENPALS-Ente Nazionale Previdenza e Assistenza Lavoratori Spettacolo el’AGIS-Associazione Generale Italiana Spettacolo.<br />
Gli intenti sono chiari, così gli strumenti necessari per conseguire gli obiettivi esplicitati.<br />
A livello istituzionale è condivisa la necessità di avviare modalità che consentano di valutare l’efficacia delle politiche d’intervento, anche comparando le diverse realtà territoriali; di esaminare le relazioni tra politiche culturali, sociali ed economiche. Le imprese culturali, per contro, necessitano di elementi conoscitivi che consentano di innovare la programmazione, di ampliare la gamma dei servizi ed elevare la qualità di quelli già in essere, di indirizzare i piani di comunicazione.<br />
Tutto ciò comporta inevitabilmente lo sviluppo di attività di monitoraggio, l’elaborazione e la valutazione di dati e informazioni che attengono aspetti di ordine economico-finanziario, organizzativo, tecnologico, sociologico. Stante la consapevolezza che le Regioni, le Province Autonome, così come i Comuni e le Province stanno acquisendo un ruolo sempre più rilevante nella programmazione e nel sostegno delle attività culturali, sia in conseguenza della riforma del titolo V della Costituzione, sia per la recente evoluzione delle forme di produzione e distribuzione dei beni e delle attività culturali cui corrisponde una trasformazione ed evoluzione della domanda, l’attivazione di Osservatori Culturali viene oggi considerata una priorità.<br />
Va aggiunto, a conferma di un’attenzione ormai diffusa su questi temi, che diverse delle proposte di legge in materia di Spettacolo elaborate nell’ultimo decennio prevedevano espressamente che ai diversi livelli di governo venissero svolte attività di monitoraggio del settore, anche attraverso la costituzione di Osservatori.<br />
Sempre nel 2007 la Provincia Autonoma di Bolzano ha pubblicato i risultati di una serie di ricerche che preludono l’attivazione di un proprio Osservatorio dello Spettacolo, mentre la Provincia Autonoma di Trento ha presentato uno studio di fattibilità propedeutico alla costituzione di un Osservatorio per la Cultura (riprendendo così una volontà già espressa vent’anni prima, rimasta in realtà inesaudita). A completamento del panorama sopra citato va aggiunto che sono attualmente in fase costituenda (più o meno avanzata), in virtù di leggi regionali emanate negli ultimi anni, nuovi Osservatori, in particolare in Puglia, Campania, Sardegna.<br />
Sta dunque prendendo forma concretamente la prospettiva di un sistema nazionale di osservatori regionali, con caratteristiche di rete, che consentirà di sviluppare rilevazioni e analisi a livello regionale e nazionale, coinvolgendo tutti i protagonisti.<br />
Va qui affrontato un aspetto dirimente: il Progetto interregionale, che rappresenta in tale scenario il punto di riferimento centrale, concerne strettamente lo Spettacolo, seppure nelle diverse declinazioni, e così l’Osservatorio facente capo al MIBAC, mentre gli osservatori regionali, in essere o costituendi, si dividono in due correnti: da una parte quelli che abbracciano l’insieme delle attività culturali (confliggendo inevitabilmente con le diverse tendenze definitorie), dall’altra quelli più saldamente ancorati alle performing arts.<br />
Peraltro si riscontrano tra i due gruppi molti punti di contatto negli obiettivi di fondo e nelle metodologie; così come convergono sulle principali aree d’indagine, che attengono le politiche pubbliche, gli aspetti economici, le dinamiche del consumo e dell’offerta, gli assetti organizzativi, l’occupazione, le infrastrutture, per citare gli aspetti principali.<br />
Volendo guardare fuori dal nostro paese, bisogna dire che il modello dominante è comunque quello “traversale”, cui comunque si tende anche in Italia. Sarebbe forse tedioso proporre qui la descrizione dei processi che hanno determinato l’attuale assetto italiano, fermo restando che gli Osservatori sono (e devono essere) in massima parte espressione degli enti che li hanno fondati e dunque dei bisogni conoscitivi dei territori di appartenenza.<br />
In realtà sui modelli organizzativi, la forma costitutiva, le modalità di relazione degli Osservatori regionali ci si interroga sin dal loro avvio.<br />
Ancora nel 2007, è stato ultimato uno studio su questi temi affidato proprio dall’Osservatorio nazionale alla Fondazione ATER Formazione, dal titolo: “L’Osservatorio Nazionale dello Spettacolo del MiBAC e l’Osservatorio Regionale dello Spettacolo dell’Emilia-Romagna: i modelli e la loro applicabilità ai diversi livelli territoriali”, che in qualche modo prelude il percorso preconizzato dal Progetto interregionale.<br />
Lo studio, che comprende anche comparazioni tra gli Osservatori attivi in Italia ed istituzioni consimili di altri paesi, affronta questioni di ordine legislativo, normativo, organizzativo, strategico. Volendone citare alcuni risultati, individua come essenziale l’implementazione di un sistema di Osservatori integrato sul versante scientifico-metodologico, ma evidenzia la volontà e l’esigenza di autonomia degli stessi, in quanto emanazione delle amministrazioni da cui discendono.<br />
Vi si giunge ad ipotizzare una sorta di “Statuti omologhi degli Osservatori” che indichino gli elementi comuni essenziali per garantire la qualità e consentire effettive interazioni e collaborazioni in un quadro di riferimento nazionale, quali la presenza di organismi di indirizzo scientifico, di ricercatori con competenze specifiche, forme strutturate di collaborazione con il mondo delle imprese, istituti di ricerca e università.<br />
Tra le priorità individuate vi sono l’individuazione di un sistema comune di validazione dei dati e un protocollo comune di valutazione degli stessi, l’individuazione di un set di indicatori chiave e modelli di rilevazione, la definizione di canali che consentano il flusso dei dati tra l’Osservatorio nazionale,quelli regionali, le diverse fonti ufficiali.<br />
Nel 2007 il difficoltoso processo di affermazione degli Osservatori regionali della cultura (ascrivendo tra essi, di diritto, quelli dedicati allo Spettacolo), dopo lunghi anni, ha visto dunque una svolta. E’ stato avviato un percorso innovativo che potrà favorire lo studio delle dinamiche e delle politiche del settore, contribuendo, si spera, a indirizzarne le prospettive.</p>
<p>* l’articolo è tratto dalla Relazione sull’utilizzazione del Fondo Unico per lo Spettacolo Anno 2007, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Roma, 2008<br />
** Direttore dell’Osservatorio dello Spettacolo della Regione Emilia-Romagna</p>
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