Bene, ma i problemi restano

Pubblicato il 2 settembre 2009 da ater

da Il Giornale dello Spettacolo, 1 settembre 2009

di ROBERTA ROMEI

Tutti l’hanno saputo leggendo i giornali dei primi giorni di agosto, e tutti ora si chiedono: ma siamo sicuri? è vero che “Berlusconi d’accordo con Tremonti il 31 luglio ha adottato un decreto che assegna a favore dello spettacolo 60 milioni di euro, da dividere secondo le esigenze del settore”? (citiamo dal comunicato stampa del ministero delle Attività Culturali). Il ministro Bondi, diffondendo la notizia, si è affrettato a ringraziare sentitamente i capigruppo e parlamentari di maggioranza e opposizione per il sostegno ricevuto ed ha espresso la propria gratitudine al presidente del consiglio, al ministro Tremonti e in particolare al sottosegretario di Stato, Gianni Letta, che ha reso disponibili le risorse necessarie attingendole dal fondo della presidenza del consiglio per le emergenze. Bene, ma vederlo nero su bianco, dicono gli operatori  che per mesi hanno fatto sentire le loro proteste per il taglio del Fus, sarebbe meglio. In attesa della prova indiscutibile e tangibile della “generosità” del governo, ecco le reazioni di alcuni autorevoli rappresentanti di settori dello spettacolo dal vivo. 

Roberto Toni, presidente Antpi (teatro privato)

“Sono perplesso, totalmente perplesso sulla lettura di tutto il sistema. Con 60 milioni mettiamo una piccolissima toppa alla situazione del 2009, e la mettiamo anche tardivamente, a fine stagione, quando tutta l’attività è fatta o, comunque, definita per lo scorcio dell’anno. Una toppa tardiva, un pannicello caldo, che non risolve il problema di fondo: questo Paese ha voglia di investire nella cultura e nello spettacolo? Mi fa piacere, però, constatare che noi del settore spettacolo ancora una volta siamo riusciti a smuovere qualcosa, a sensibilizzare, ma nello stesso tempo amaramente sottolineo che la sensibilità toccata è assolutamente inadeguata allo stato di precarietà in cui  ci troviamo e in cui ci troveremo immediatamente dopo, perché risolvere un problema di cassa non significa risolvere il “Problema” in prospettiva. Come saranno ripartiti questi 60 milioni? Credo come in passato, 30 alla musica, 20 al cinema e 10 alla prosa. Ma tutto è in mano al ministro. L’ipotesi 30-20-10 poteva essere valida sull’integrazione del Fus, ma questi 60 milioni non sono un’integrazione, bensì un fuori sacco a disposizione del ministro Bondi che potrebbe pure decidere di darli tutti a un solo settore. Intanto la stagione nuova comincia all’insegna della riduzione di attività tra il 15 e il 20%, che registro ovunque, sia nella produzione che nella distribuzione. I comuni non hanno soldi, i soggetti produttori con l’aria che tira non aumentano, e così si riducono l’attività e  l’occupazione”.

 

Carmelo Grassi, presidente Anart (attività teatrali regionali)

“E’ un parziale recupero, che arriva in ritardo e, quindi, non toglie nessuna delle preoccupazioni ad un settore già gravemente danneggiato dal taglio del Fus, che nelle produzioni ha creato grandissime difficoltà. I produttori sono stati spaventati dal taglio e si sono chiusi in difesa, non hanno rilanciato, ed il mercato esprime paura. Anche le amministrazioni locali, senza la certezza del Fus, si sono fermate. Siamo all’80%  dell’attività svolta per quest’anno e già si vedono gli effetti della paura e dell’incertezza. Ora arrivano 60 milioni, da non considerare un’integrazione. Non sappiamo come saranno distribuiti, mi auguro che finalmente paghino i “cattivi”, ammesso che ci siano. Le valutazioni sui contributi siano fatte in maniera molto più approfondita con verifica della qualità dei prodotti esaminati. Ci aspettiamo una maggiore selezione sulla qualità delle attività. Insomma, l’allarme continua, e la preoccupazione non ci abbandona. Anzi, se pensiamo al 2010, la previsione è tragica: si parlava addirittura di un Fus a 300 milioni!”.

 

Maurizio Roi, vicepresidente Agis

“La pressione congiunta degli operatori, di artisti di grande valore e popolarità, delle organizzazioni di categoria, l’impegno bipartisan di molti parlamentari hanno portato dei risultati. Se il presidente del consiglio ad un anno dalla presentazione della Finanziaria e dopo  ripetuti no in Parlamento decide di utilizzare 60 milioni di euro per l’emergenza cultura, si deve riconoscere  che l’iniziativa di protesta ben organizzata, motivata e sostenuta ha obbligato il governo a fare marcia indietro e capire le ragioni dello spettacolo. Ciò detto, trovo che 60 milioni rappresentino il minimo per consentire di cucire la ferita che era stata creata dal taglio della Finanziaria. Ma sarebbe stato meglio integrare il Fus non con un fondo a parte, anche perché non conosciamo come saranno distribuiti questi 60 milioni. Comunque, restano insufficienti, e ha ragione il presidente dell’Agis quando insiste sulla necessità di 700 milioni per lo spettacolo. La costante riduzione dei fondi sta compromettendo l’attività dello spettacolo. Non vediamo teatri chiusi, ma sappiamo che si contrae il livello e si precarizza sempre di più, si impiegano, per esempio, meno attori per una commedia, si riduce il lavoro, i cartelloni sono più poveri – non di idee artistiche – e più faticosi. E siamo, non dimentichiamolo, in piena crisi economica che ha investito, come tutti sappiamo, ogni settore della società. Tutti hanno meno soldi, compresi gli enti locali, le fondazioni bancarie e il pubblico, al quale certo non possiamo presentare di questi tempi un biglietto a prezzo maggiorato. Aggiungo che alcuni argomenti troppo  spesso evidenziati, quali gli sprechi nello spettacolo e le regole del mercato, non stanno in  piedi. Il settore dello spettacolo ha una grande importanza per l’Italia, una grande valenza per la vita economica del Paese, ed è un diritto dei cittadini. Quindi, deve essere efficiente, ha l’obbligo di non fare sprechi, ma nel contempo deve essere adeguatamente sostenuto. Se il governo ritiene che ci siano sprechi intervenga, del resto ha le armi per farlo. Ma va precisato che nello spettacolo il problema non è rappresentato dagli sprechi o dall’attivazione delle regole del mercato, ma piuttosto dalla necessità di riforme – assolutamente urgenti -  e di denaro. Questo è un Paese in cui non ci sono i soldi per tenere aperti i teatri, o per produrre film, ma per i grandi eventi da spot i soldi si trovano sempre. Non ci sono fondi per far vivere le istituzioni, ma per i grandi eventi, che fanno fare bella figura a qualche direttore artistico o a qualche politico, il denaro  c’è sempre”.

 

Alessandro Bisail, presidente Federmusica

“E’ una buona notizia l’arrivo di 60 milioni, ne vorrei saper di più e mi domando come saranno distribuiti. Mi auguro che siano ripartiti in modo equo e non vadano solo a  ripianare il disavanzo delle fondazioni liriche, a proposito delle quali il governo ha sempre detto che sarebbe intervenuto economicamente dopo la riforma, riforma da cui trarrebbe grande vantaggio tutto lo spettacolo. Ma non solo: è urgente anche la legge per lo spettacolo dal vivo, auspicata, secondo le promesse del governo, entro la fine di quest’anno La situazione è grave, non più sostenibile. In molti teatri vediamo riduzione di attività e di posti di lavoro, nel tentativo di limitare i danni ed evitare la chiusura, mentre si riducono sempre di più i contributi delle amministrazioni locali. Cominciamo a vedere alcuni minimi segnali di ripresa, ma le preoccupazioni per l’autunno rimangono tutte”.

 

Francesca Bernabini, presidente Federdanza

“Ci speravo in un intervento economico aggiuntivo, ma vorrei vedere al più presto nero su bianco. Ancora di più spero nella legge quadro per lo spettacolo dal vivo che coinvolga tutte le istituzioni della Repubblica e dia agli operatori la garanzia di trasparenza a tutti i livelli. Intanto, attualmente tutte le attività sono strozzate da un gravissimo problema di liquidità con enormi difficoltà con le banche. Auspico che questi 60 milioni non vadano tutti alla lirica e che per la danza siano mantenute le promesse circa l’incremento dei fondi in presenza di un aumento di produttività. La danza aveva subìto un forte taglio nel 2009 rispetto al 2008, una cifra piccola per settori più forti di noi: un milione di euro. Noi abbiamo aumentato l’attività, abbiamo rispettato l’impegno ed ora ci aspettiamo che i nostri sforzi siano riconosciuti con un contributo di un milione e mezzo di euro”.

 

Marco Tutino, presidente Anfols

“Non abbiamo comunicazione ufficiale sui 60 milioni, mi attengo a quello che leggo sulla stampa. Mi auguro che, se tutto quello che si sa e si sente dire è vero, il ministro segua il riparto Fus secondo delibera del 2009, con le percentuali già stabilite. Altrimenti si verificherebbero quelle spiacevoli situazioni già verificatesi in passato, quando si usarono somme più o meno ingenti per riparare guai  particolari. Oggi il guaio è generalizzato in forma grave, per cui è necessario usare un criterio equilibrato. I problemi e i rimedi, però, non sono solo economici. Per quanto riguarda l’Anfols, da tempo il governo dice che interverrà economicamente solo in presenza della riforma delle fondazioni, ma non mi aspetto che nella ripartizione dei 60 milioni non sia tenuta in considerazione anche la lirica. Credo, piuttosto, che insieme a questo parziale reintegro del Fus sia giusto aspettarsi un provvedimento legislativo, sia esso una riforma organica complessiva o un provvedimento solo per le fondazioni liriche. Noi stiamo procedendo con la nostra riforma: prima delle ferie, a fine luglio, abbiamo avuto un incontro sindacale molto utile con i sindacati, molto costruttivo, le posizioni e il clima denunciavano una certa disponibilità da parte dei sindacati ad un cambiamento  dei meccanismi produttivi: non si toccano gli stipendi, ma bisogna regolarli secondo un ritmo produttivo ed una riscrittura delle regole contrattuali che ci consentano di aumentare la produttività. Bisogna lavorare di più e meglio. Continuiamo a lavorare sulla riforma, avremo un altro incontro con i sindacati a ottobre, e prima, a settembre, avremo una riunione di sovrintendenti. Stiamo lavorando molto, alcuni punti già sono definiti, piani industriali, ipotesi di federazione, modalità produttive ed organizzative che si discostano fortemente dal passato, con strategie di consorzio delle fondazioni lirico-sinfoniche e di dislocamento delle funzioni produttive in modo da renderle comuni, con servizi condivisi che possano agire per più teatri. Lavoriamo su sistemi che sappiano organizzare e gestire coproduzioni. Vorremmo, a questo punto, che il governo si palesasse come nostro reale interlocutore”.

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